Pediatra e Neonatologo, ricercatore universitario e docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.
Responsabile del Servizio di Follow-up dei Neonati Pretermine, presso la Fondazione Policlinico Agostino Gemelli di Roma. In questo ambito svolge un lavoro clinico sui bambini nati prematuri
dopo la dimissione e di supporto della genitorialità per il nucleo familiare.
Si occupa di “Comunicazione efficace in ambito sanitario”, che insegna all’interno della Scuola di specializzazione in Pediatria, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.
Ha seguito corsi di Comunicazione Non Violenta e Programmazione Neuro Linguistica. Sta completando un corso certificato in “Media e Medicine” presso la Harvard School of Medicine.
Istruttore certificato di protocolli mindfulness, MBSR.
Conduce attivamente gruppi volontari di supporto ai genitori all’interno della “Family Connection”.
Ha curato la traduzione in italiano del libro di Valerie Porr “Superare il disturbo borderline di
personalità. Guida pratica per familiari e clinici” edito da Erikson nel novembre 2020.
Argomento
Federica Erca
Io non volevo
Io non volevo imparare a scrivere. Andando a scuola volevo imparare a leggere che mi sembrava molto più interessante e utile che imparare a scrivere. Poi, si sa, i bambini non hanno altro potere che quello di dire “non voglio”. Un potere che è quello dei deboli. I forti hanno invece il potere di dire “io voglio” ma ai deboli resta solo il potere sottile di opporsi. Così i bambini imparano a dire no di gran lunga prima di quando imparano a dire sì. Perché dire sì davvero richiede un incredibile potere. Richiede di sapere che non ci si perde, che il flusso non ci travolgerà, che sapremo essere con, senza diventare niente.
Insomma io volevo solo imparare a leggere. Ho scoperto dopo l’inganno. Ho scoperto dopo che l’uno e l’altro vanno insieme. Non ti lasciano tranquilla a leggere: prima o poi arriva qualcuno e ti chiede anche di scrivere come se non bastasse la fatica e l’impegno che già metti nel leggere quello che scrivono gli altri. Perchè la vita chiede sempre le due facce della medaglia. Una sola non le basta. Gira che ti rigira prima o poi devi fare anche l’opposto per quanto tu abbia dichiarato a forza che non vuoi. È andata così. Non mi hanno lasciata in pace a leggere.
Ho provato allora a continuare ad usare il potere del “non voglio” ma ho capito che funziona davvero poco, per poche cose. Non voglio il cavolo può funzionare, non voglio che le cose vadano così non funziona per niente. Allora alla fine incominci a provare per vedere com’è dire di sì. All’inizio è come se buttassi giù un rospo che continua a saltellare dentro. Il no ti torna alle labbra infinite volte e tu lo ributti giù, a volte bene e a volte male. Comunque insisti con la strada del sì per ragioni scientifiche: sembra che agli altri funzioni. Funziona di sicuro a quelli che dicono “io voglio”. Poi, per caso, inciampi in qualcosa che vuoi davvero e capisci che volere davvero è tutta un’altra cosa. Restituisce l’anima intera e allora cerchi solo le cose che vuoi davvero e ti metti a cercare tanto, tantissimo, convinta che quella sia la soluzione. Una specie di caccia al tesoro del sì, il sì che è proprio quello che volevi. C’è voluto un po’ per accorgermi che quello era un modo per aggirare l’ostacolo. L’ostacolo è che le cose piacevoli e spiacevoli si alternano in file disordinate. Nemmeno accettano il pareggio. Vanno a caso. Allora l’ultimo passo è dire di sì non perché è quello che volevi ma perché è quello che, adesso, è già dentro alla vita. Non puoi buttarlo fuori. Allora, ma solo allora, ho cominciato a scrivere.
La poesia funziona più o meno così ci sono due persone
una si tira fuori le budella
e le stende ben bene sul ripiano l’altra ci infila in mezzo la mano
Manuela Dago, Poesie che non mi stavano da nessuna parte
Pratica di mindfulness: La meditazione della montagna
PS: Ti dicono anche che se dici no diventi brutta, io a quella cosa lì non ho mai creduto!
© Nicoletta Cinotti 2021 Reparenting ourselves
La primavera e dicembre
C’è un attacco poetico che mi ha sempre colpito tantissimo. Lo chiamo attacco non a caso perché quando lo leggo ho un sobbalzo, Aprile è il più crudele di tutti i mesi, genera lillà da terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera. L’inverno ci tenne al caldo, coprendo la terra di neve immemore…È tanto conosciuto proprio perché tanto forte. Forse Eliot lo ha scritto quando era appena entrato in una primavera dal risveglio doloroso. Mi colpisce perché dice proprio quello che, ogni tanto, qualche persona mi ripete. La consapevolezza è dolorosa, sentire è doloroso, svegliarsi è doloroso.
È vero, non posso negarlo. Quando siamo inconsapevoli la percezione del dolore è ridotta. Sentiamo inquietudine o torpore ma non dolore. Ma è ridotta anche la vitalità, la gioia e la creatività. E, soprattutto, quei semi di dolore dentro di noi ci sono. Non è che non vederli li fa scomparire. Stanno lì, al calduccio e intossicano il terreno, ottundono al solo scopo di non farci sentire ma anche di non farci crescere. A volte vorremmo che la crescita fosse veloce. Meglio togliersi il pensiero presto e bene. Invece, anche lì, non sappiamo quanto tempo ci vorrà a crescere. Non sappiamo quanto ci sarà difficile maturare, tanto che alcune persone preferiscono potare piuttosto che stare nell’incertezza della crescita. Tagliare e chiudere può sembrare più sicuro e addirittura più certo che stare a vedere cosa e quando crescerà.
La parola che mi colpisce di più è crudele. La conosco quella parola in tante declinazioni. Conosco la crudeltà degli altri verso sé stessi e verso il mondo e quella mia verso di me. Può sembrare una parola da psicopatici e, invece, non lo è. È la parola che taglia il cordone ombelicale tra noi e nostra madre. La parola che taglia la fine di un amore difficile e bellissimo. La parola che segna tanti saluti perduti. Deriva da crudo, non cotto, non lavorato. La nostra attenzione, nella pratica, cerca di essere nuda e cruda, senza orpelli. Non è altro che un modo per non coprire la verità. Non è crudeltà quella: è sincerità. È non nascondere.
Diverso è incrudelirsi. Quando tagliamo, quando chiudiamo, quando coltiviamo l’inconsapevolezza come estrema forma di difesa, ci incrudeliamo. Io vorrei essere nuda e cruda perché so che questo mi protegge dall’incrudelirmi verso di me e verso gli altri. Nell’attimo breve in cui abito nuda e cruda divento tenera come le foglie di questa pazzesca primavera.
8 aprile 2014:arrivato il cuculo
9 aprile 2015: ritornato il cuculo
la vita è potabile. Chandra Livia Candiani
Pratica di mindfulness: Non sapere è la più grande intimità
© Nicoletta Cinotti 2021 Scade oggi l’iscrizione a prezzo ridotto per il protocollo MBSR e MBCT: rendono la vita potabile e proteggono dall’incrudelirsi!
Ci sono tanti tipi di solitudine ( e tanti modi di stare insieme)
Ho passato un fine settimana in famiglia, nella mia famiglia d’origine. Porte aperte, persone che vanno e che vengono, un paese piccolo dove, fino a non molto tempo fa, la chiave rimaneva sempre sulla porta di casa. Fuori ovviamente, così era più comodo entrare e uscire. Un paese come tanti di un’Italia in cui bastava che si sapesse il nome dei tuoi genitori perché qualcuno dicesse “ti conosco”. Ho fatto due passi insieme a mio marito e tutti ci salutavano. Io non riconoscevo nessuno ma salutavo lo stesso molto contenta. A Camogli, dove vivo da molti anni, se saluti sei strana, stranissima, quindi evito. Al massimo faccio un cenno con la testa un po’ equivoco, come se dovessi scacciare una mosca così, se non mi vogliono salutare, non sbaglio. Forse penseranno che ho un tic! Comunque salutare mi piace moltissimo per cui mi sentivo veramente in vacanza.
Tutto questo preambolo per dire una cosa semplice semplice: ci si può sentire soli anche quando si è in compagnia e me ne sono accorta quando, parlando con mia mamma, non sono riuscita ad avere nemmeno un pezzetto di intimità. Lei è troppo occupata a nascondermi quello che non va per non farmi preoccupare e così mi parla d’altro con una conversazione che assume toni assurdi. Non succede solo con lei ma con lei è più acuto il dispiacere. Ci sono tante persone con le quali la conversazione sembra fatta apposta per evitare di dirsi le cose importanti, quelle che dovremmo dirci. Allora, dopo un po’, non ho più voglia di parlare. Quando sono più le cose che si evitano di dire che quelle vere che si dicono l’intimità diventa un colabrodo e affiora solo un senso di solitudine senza motivo. La solitudine scelta, quella delle mie camminate mi è preziosa. La solitudine colabrodo no, mi fa solo tristezza.
Poi l’ho accompagnata a letto. Mia madre intendo (oggi scrivo a colabrodo ma è voluto) e l’ho abbracciata forte. Le ho dato un abbraccio lungo e forte come quelli che avrei voluto ricevere da lei quando ero bambina e avevo paura del buio e di una serie piuttosto lunga di cose improbabili e surreali. Un abbraccio silenzioso che ha detto più di mille parole sul tempo, i vicini di casa, la badante, la pandemia, il telegiornale, i nipoti, i figli e chi più ne ha più ne metta. In quell’abbraccio non ho abbracciato solo lei. Ho abbracciato anche me e mi sono detta che perdersi è inevitabile, che forse l’ho già persa e che non posso trattenerla. Mi scivola tra le dita come la sabbia della sua memoria perduta. Che forse l’unico modo per ritrovarsi è accettare che sia così. Mi sono detta che la solitudine che brucia di più è quella che proviamo quando siamo insieme. Di quella che provo quando sono da sola non ho più paura.
Ha una sua solitudine lo spazio,
Solitudine il mare
E solitudine la morte – eppure
Tutte queste son folla
In confronto a quel punto più profondo,
Segretezza polare,
Che è un’anima al cospetto di se stessa:
Infinità finita. Emily Dickinson
Pratica del giorno: La classe del mattino
© Nicoletta Cinotti 2021. Senti, domani c’è la serata di presentazione del protocollo MBSR e MBCT. Se vuoi essere presente per saperne di più iscriviti su zoom!
Stai composta
Ogni tanto, da bambina, venivo portata dalla sarta che mi confezionava un vestito nuovo. Veniva indossato per qualche festa, come la Pasqua e l’anno dopo o due anni dopo diventava un vestito da tutti i giorni. Non ero molto interessata alla faccenda che richiedeva delle prove e, soprattutto, della cura una volta che, terminato il vestito, l’avessi indossato. Ero una bambina ruspante che preferiva giocare all’aperto e l’idea di avere un vestito che mi richiedeva di stare composta non era per niente allettante.
Qualche anno dopo questo rito finì. Arrivarono i jeans e i vestiti già confezionati anche per i bambini e la storia sembrava chiusa lì. Non ricordo nessuno dei vestiti comprati già fatti ma ricordo uno per uno quelli che mi confezionò la sarta. Ricordo i discorsi che faceva con mia mamma sulla scelta dei bottoni e delle passamanerie e ricordo lo sguardo soddisfatto con cui ammiravano l’abito confezionato.
Ecco la pratica di mindfulness è un po’ così, come la scelta se andare a comprare un vestito già fatto o uno di sartoria. Possiamo trovare molte meditazioni online già fatte. Nel mio Canale Youtube ce ne sono molte. In quelle meditazioni io ti offro il mio vestito confezionato con la mia stoffa e fatto su misura per me. Con la partecipazione ad un protocollo mindfulness invece impari a confezionarti il tuo vestito, la tua meditazione, come se andassi in sartoria. Ti sarà possibile comprendere come funziona e perché funziona la meditazione. Certamente ti verrà richiesto di “stare composto” e ti verrà offerto sostegno perché tu possa farlo. Avrai delle prove – otto prove per dirla tutta – ma poi, alla fine guarderemo insieme con soddisfazione all’abito che avremo confezionato insieme e sarà un abito fatto su misura per te perché, anche se saremo in gruppo, avrai modo di chiedere una risposta personale alle tue domande sulla pratica durante ognuno degli incontri. Alla fine rimarrai a far parte di una community e avrai il materiale sempre a tua disposizione. Perchè la mindfulness è una pratica che cambia la vita e dura una vita.
Ama le domande, non cercare le risposte ma vivi le tue domande. Citando liberamente Rainer Maria Rilke
Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro
Le iscrizioni a prezzo ridotto per il Protocollo MBSR e per il Protocollo MBCT scadono il 31 Marzo. Scrivimi per partecipare a prezzo ridotto [email protected]
© Nicoletta Cinotti 2021
