mindfulness
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Giochi quando piove
Mangiare senza fare nient’altro
Questa settimana, quando mangi o bevi, non fare nient’altro. Prenditi del tempo per gustare quello che stai facendo. Apri i sensi: al colore, all’odore, al sapore, quando il cibo è in bocca e quando è davanti a te. Ascolta il suono del cibo mentre mangi o mentre bevi. Per aiutarti puoi attaccare un post it con su scritto “Just eat”. Mettilo su quelle che sono le tue fonti di distrazioni: computer, televisione, radio, per ricordarlo.
Scoperte
Questa non è una abitudine facile per molte persone. Spesso mangiamo facendo altre cose, camminando da una stanza all’altra, al computer, in macchina. In questo modo il cibo è una delle nostre abitudini automatiche. Fatte senza pensarci e senza assaporarlo. Per questa ragione abbiamo bisogno di sempre più cibo perché l’eco del gusto e della soddisfazione arrivi al nostro corpo.
La lezione profonda
Quando non prestiamo attenzione è come se il cibo non esistesse. Così ci fermiamo solo quando siamo davvero troppo sazi anziché quando siamo soddisfatti. Come dice Thich Nhat Hanh
Ci sono persone che quando mangiano non mangiano davvero quello che stanno mangiando. Mangiano i loro dispiaceri, la loro paura, la loro rabbia. il loro passato e il loro futuro. Non sono davvero presenti, con il corpo e la mente insieme.
How to train a wild Elephant Jan Chozen Bays
© destinazionemindfulness.com by Nicoletta Cinotti
Lampi di interezza, illusioni di separatezza
Ci sono molti modi di guardare una cosa o un evento o un processo. Un cane è solo un cane: in un certo senso non ha niente di speciale. Ma nello stesso tempo è straordinario, perfino miracoloso. Tutto dipende da come lo guardi. Possiamo dire che è, nello stesso tempo, ordinario e straordinario. Il cane non cambia, quando cambi il tuo modo di guardare. È sempre semplicemente ciò che è. Per questo i cani, i fiori, le montagne o il mare sono straordinari maestri. Riflettono la tua mente. È la tua mente che cambia.
Quando l’atteggiamento della tua mente cambia emergono nuove possibilità. Anzi, tutto ti appare sotto una luce nuova quando riesci a vedere le cose simultaneamente a vari livelli, quando riesci a vedere la totalità e l’interconnessione assieme all’individualità e alla separazione. Il tuo pensiero si allarga. Questa può essere un’esperienza profondamente liberatoria. Può portarti al di là delle tue preoccupazioni personali. Può far emergere una prospettiva più ampia.
Quando osservi le cose attraverso la lente della consapevolezza, durante la pratica della meditazione o nella vita quotidiana, invariabilmente cominci ad apprezzarle in modo nuovo, perché le tue stesse percezioni cambiano. Esperienze ordinarie ti possono improvvisamente apparire straordinarie. Questo non significa che smettano di essere anche ordinarie: ciascuna di esse continua a essere semplicemente quello che è. Solo che tu ora la cogli maggiormente nella sua pienezza, e questo, risulta, cambia tutto.
Foto di © Dogify
Le bande dei pensieri e la felicità
Mi capita molto spesso di incontrare persone che stanno affrontando emozioni difficili. E la prima domanda che fanno a me e a se stessi è perché? Una domanda che spesso cerca colpe e responsabilità, errori e fraintendimenti. Cause esterne e cause interne.
Rimango sempre colpita da questa domanda: non ha una risposta. Malgrado tutta la nostra conoscenza le cause dei fatti che ci accadono rimangono sconosciute, ipotetiche, possiamo solo immaginare – a posteriore – una sequenza di eventi ma non ci serve a nulla. È proprio così: anche quando avremo ricostruito una sequenza non avremo la soluzione perché le difficoltà non sono misfatti. Le emozioni difficili non sono delitti in cui basta catturare il responsabile perché giustizia sia fatta. Cento anni di psicologia hanno alimentato questa ricerca del perché con la convinzione che risalire alle cause avrebbe guarito il dolore.
In realtà questa domanda sposta la nostra attenzione su un piano cognitivo, razionale mentre il dolore che proviamo è emotivo, fisico. Abbiamo bisogno di stare lì, nel luogo in cui proviamo dolore. Nella regione degli affetti che spesso diventa la parte meno frequentata della nostra vita. Se rimaniamo lì non verremo distrutti, ma verremo consolati. È la nostra fuga dal cuore che fa proliferare domande poliziesche. Non ci serviranno a provare meno dolore. Forse ci serviranno ad alimentare la rabbia e l’impotenza. Più copriamo il cuore di ovatta per attutire i colpi più alimenteremo una banda di pensieri. E più questi pensieri nutriranno la nostra infelicità. Più frequenteremo la regione degli affetti più coltiveremo la nostra felicità. Non quella futura ma quella presente.
Siete in grado di evocare sensazioni di gentilezza, accettazione e sollecitudine nel vostro cuore? Dovreste farlo ripetutamente, allo stesso modo con cui riportate la mente sulla meditazione con costanza nella meditazione seduta. La mente non si presterà con facilità perché le vostre ferite sono profonde. Ma potreste tentare, per esperimento, a dedicarvi all’attenzione e all’accettazione per un certo periodo della vostra pratica, come farebbe una madre con un bambino dolorante o spaventato. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: Cullare il cuore
© Nicoletta Cinotti 2016 Le radici della felicità
I bambini e il loro corpo: come lo vedono?
La nostra immagine corporea si costruisce a partire dall’infanzia e si modifica con gli inevitabili cambiamenti legati alla crescita fisica. Sono molte le domande che questo tema apre: per esempio quanto la percezione dell’aspetto fisico influenza alcuni ambiti importanti della vita del bambino e il loro rapporto con il cibo? Come si modifica l’immagine corporea con il sesso e con l’età? Come i bambini vedono il prprio corpo in rapporto al peso?
Il corpo percepito in adolescenza
Diverse ricerche hanno sottolineato come l’adolescenza sia il periodo in cui sono maggiori le insoddisfazioni e i possibili problemi connessi ad una percezione distorta del proprio corpo.Tuttavia l’emergere di disturbi alimentari anche in età preadolescenziale ci fa pensare che alcune distorsioni possano configurarsi già in età precedenti.
Le pressioni sociali verso un’immagine corporea ideale, associata spesso alla snellezza, raggiungono i bambini attraverso la pubblicità e attraverso il ben più doloroso rimando dei loro coetanei. Tanto che il timore di essere sovrappeso è sempre più diffuso e coinvolge bambini di età sempre più bassa, con una prevalenza tra le bambine.
I dati delle ricerche
In numerosi paesi sono state condotte ricerche sull’immagine corporea in infanzia e adolescenza. Ad un campione di bambini (6-11 anni) e adolescenti (12-18 anni) giapponesi è stato chiesto qual’era il loro peso ideale. Il 68% delle ragazze adolescenti e il 41% delle bambine indicavano un peso ideale di gran lunga inferiore alla media, mentre lo stesso gruppo di sesso maschile indicava un peso superiore alla media, come peso ideale.(Ohathahara et alii 1993). Questi dati correlavano anche con l’autostima: per i maschi l’essere magri era connesso ad una minore autostima mentre per le bambine era vero l’inverso e il sovrappeso correlava con una minore autostima.
Una ricerca condotta nel 1991 negli Stati Uniti indica la fascia d’età dai 9 agli 11 anni come quella in cui inizia ad emergere la preoccupazione per il proprio peso, mentre in uno studio relativo agli stereotipi riguardo all’aspetto corporeo, comparirebbe una percezione sfavorevole associata ad un fisico cicciottello già a partire dai 5-6 anni.
Immagine corporea e cibo
Gli studi condotti hanno approfondito in particolare l’ambito clinico delle patologie legate ai disturbi alimentari:alcuni risultati sembrano suggerire che una insoddisfazione per il proprio corpo possa emergere fin dai 7 anni d’età, con la tendenza a porre restrizioni al comportamento alimentare. In una ricerca del 1995 (Wichstrom) è emerso che il principale predittore di problemi legati all’alimentazione non è il sovrappeso ma il senso di obesità percepito, senso che è connesso all’immagine corporea e che indica una dispercezione corporea. Ossia una scarsa consapevolezza del dato realistico relativo al proprio corpo. Sempre nella stessa ricerca è risultato che le adolescenti che tendono a mangiare meno e più velocemente, tendono ad avere un’immagine più negativa del proprio corpo. In una ricerca italiana su un gruppo di ex-obesi trattati con intervento chirurgico e rientrati nei corretti parametri di peso è emerso che l’immagine corporea negativa non risultava variata, malgrado ci fosse la consapevolezza che le alterazioni dell’obesita erano scomparse. A ulteriore conferma del fatto che ciò che viviamo rispetto al nostro corpo è più in relazione con la immagine corporea che con la consapevolezza corporea.
Il corpo in famiglia
Sempre relativamente alle distorsioni nella percezione connessa con la presenza di disturbi alimentari, le ricerche sono tutte concordi nell’individuare una serie di parametri familiari, predisponenti come la riduzione del repertorio comunicativo, la chiusura a stimoli sociali, la difficoltà nel riconoscere gli stati interni, e difficoltà di comunicazione reciproca con la figura materna. Tutti questi elementi confermano l’importanza, nella formazione dell’immmagine corporea, di una buona consapevolezza corporea e di una buona modalità interattiva sperimentata nell’infanzia. Due elementi, la consapevolezza di Sè e laconsapevolezza di Sè con l’altro, che ancorano i nostri processi percettivi corporei al dato di realtà.
Corpo pensato e corpo sentito
La differenza che può esserci tra la nostra percezione corporea e il dato di realtà del nostro corpo inizia quindi già nell’infanzia e si basa su quella distinzione, sottile ma fondamentale, tra pensare al corpo esentirlo. Quello che noi pensiamo e immaginiamo del nostro corpo va a costruire la nostra immagine corporea. Se questi pensieri nascono dall’esperienza percettiva, la nostra immagine corporea sarà realistica e in costante cambiamento. Se invece i nostri pensieri nascono daprocessi rimuginativi, immaginativi o da una quota di distacco dalla realtà, anche la nostra immagine corporea sarà conseguentemente distorta e lontana dal reale. I processi infantili di costruzione dell’immagine corporea sono fondamentali perché costruiscono la base sulla quale appoggiare, da adulti, la nostra esperienza di sè nel mondo. E’ da questa base che nascono le prime esperienze sessuali, il nostro rapporto con il cibo, il nostro ideale di bellezza. Non possiamo trascurare di fare attenzione a come i nostri bambini iniziano a costruire l’immagine corporea, e non possiamo dimenticare che questa immagine corporea nasce e cresce attraverso l’esperienza del contatto con il corpo delle persone che si occupano di loro e che li amano.
a cura di Nicoletta Cinotti

