“Davvero i nostri bambini si metteranno a sedere zitti e fermi e riusciranno a meditare?!?”
Questa è una delle domande più frequenti che i genitori ci pongono, certo può sembrare fantascienza!
La mindfulness può essere insegnata anche ai più piccoli, ma utilizzando i dovuti accorgimenti. In quest’articolo proveremo a rispondere alle domande più comuni sui percorsi di mindfulness per bambini.
- Anche i bambini possono meditare?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo chiarire innanzitutto cosa significa meditare. Meditare, in una delle sue accezioni, è un modo di familiarizzare con sé stessi. Questo processo conoscitivo consente di esaminare la realtà del proprio corpo, della propria mente, e del mondo circostante, lasciando spazio alla possibilità di coltivare al meglio le proprie potenzialità e affrontare la realtà in modo efficace.
Anche i bambini possono intraprendere un percorso di introduzione alla mindfulness, cioè meditazione di consapevolezza. Sono assolutamente in grado di farlo, a patto che si tenga conto della loro età, delle loro risorse e delle caratteristiche specifiche di ciascun bambino. In generale possiamo dire che, rispetto alla meditazione degli adulti, la durata delle pratiche è minore, il percorso è arricchito da attività ludiche e creative, il linguaggio di conduzione è più semplice e ricco di immagini e metafore.
- Durante il programma “mindfulness 4 kids” praticate mindfulness per tutto il tempo?
I momenti di pratica formale (quella “a gambe incronciate” ed in silenzio) sono il fulcro del programma, ne scandiscono il ritmo e la profondità. Tuttavia sono integrati da attività ludiche ed espressive volte a rinforzare gli apprendimenti, che verranno approfondite più avanti nell’articolo. Queste ultime possono essere considerate attività di pratica informale, ma sono altrettanto importanti per coltivare consapevolezza e attenzione.
Pratiche di meditazione
Le pratiche di meditazione con i bambini sono simili a quelle degli adulti ma le modalità e i tempi sono differenti. La durata delle sedute di meditazione è più breve, si calcola circa un minuto per anno di età.
Solitamente i bambini vengono invitati a togliersi le scarpe, a entrare nella stanza in silenzio e a sedersi in cerchio. Prima di iniziare ogni attività si spiega quello che si farà e vengono stabilite semplici regole per mantenere il silenzio e la concentrazione. Si suona una campana che segni l’inizio e la fine di ciascuna pratica. Alla fine di ogni meditazione c’è uno spazio per la condivisione delle esperienze, per poter esprimere le proprie difficoltà e discuterne.
È fondamentale che chi conduce la meditazione con i bambini abbia significative competenze psico-pedagogiche e una conoscenza e pratica della meditazione. A seconda delle varie fasce d’età sono consigliate tecniche e procedure di meditazione specifiche.
Come nella meditazione degli adulti, anche nei bambini la mindfulness ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza di quello che accade intorno a noi e nella nostra mente. Anche per i piccoli gli oggetti di pratica non cambiano: si parte dal respiro e dal corpo per arrivare a suoni, pensieri, emozioni e stati d’animo. Ciò che fa la differenza, oltre alla durata di ogni pratica, è il linguaggio di conduzione: più semplice, meno astratto e ricco di immagini e metafore.
Giochi di consapevolezza
Nei programmi di mindfulness per bambini vengono proposte molte attività ludiche per “allenare” la consapevolezza. Per i cuccioli, d’altra parte, la funzione vitale del gioco è proprio quella di sperimentare e coltivare, in un luogo sicuro, le abilità che servono nel mondo.
Già Maria Montessori ha ideato giochi specifici per sviluppare la consapevolezza. Ad esempio, nel gioco del silenzio chiedeva ai bambini di rimanere il più possibile a occhi chiusi senza parlare, prestando attenzione a tutto quello che accadeva. Chi riusciva a stare più a lungo in silenzio e a raccontare maggiori dettagli dell’esperienza vissuta era il vincitore.
Anche nei programmi di mindfulness per bambini utilizziamo molti giochi che permettono di coltivare consapevolezza e attenzione in una cornice di divertimento, lontani dalla seriosità dei compiti e degli esercizi. I giochi che utilizziamo sono molto simili a quelli ideati da Maria Montessori e sono ispirati ai nostri studi e alla nostra esperienza.
Alcuni esempi sono:
La camminata sul filo. Si dà l’istruzione di camminare lungo una linea sul pavimento, come se fossimo degli equilibristi. Specialmente per i bambini più piccoli questo compito richiede molta attenzione e aumenta la consapevolezza del corpo in movimento.
La camminata della coperta. Un gruppo di bambini deve portare una coperta da una parte all’altra della stanza tenendola tesa. Questo gioco permette di affinare la capacità di ascolto reciproco e di cooperazione.
L’assaggiatore di tutto. Si preparano delle ciotoline con cibi particolari (la frutta essiccata e secca è perfetta). Si guidano i ragazzi nell’esplorazione del colore, della forma, del suono, della consistenza e delle sfumature del gusto di ciascun alimento… per poi indovinare di cosa si tratta!
Disegno con handicap. L’attività consiste nel proporre ai bambini di fare un semplice disegno in una metà di un foglio. Per l’altra metà possiamo sbizzarrirci con loro nel trovare un “handicap”: ripetiamo l’opera d’arte ad occhi chiusi, con la mano non dominante, con i piedi e così via. Questo esercizio aiuta a riportare l’attenzione a movimenti del corpo spesso automatizzati.
Il disegno
Dopo ogni pratica dedichiamo un po’ di spazio alla condivisione: com’è andata? cos’avete provato? qualcosa è stato difficile? Rispondere a queste domande attraverso il linguaggio verbale non è sempre facile, specialmente per i più piccoli.
Proprio per questa ragione spesso ricorriamo a molti pennarelli colorati. Il disegno è una grande risorsa, permette ai bambini di descrivere la propria esperienza e il proprio mondo interno dipingendolo con molte più sfumature.
Per aggiungere un pizzico di divertimento in alcune occasioni ci sbizzarriamo a fare dei grandi cartelloni dove ognuno disegna le sue sensazioni. La creatività di ogni bambino può essere d’aiuto anche per gli altri, che si possono riconoscere nell’esperienza di ciascun artista.
La narrazione
Le storie e i racconti sono uno strumento potentissimo. Permettono di trasmettere concetti profondi e complessi in modo diretto e naturale. Così molti personaggi fantastici possono essere nostri fedeli aiutanti. Ad esempio la storia della scimmietta instancabile ci aiuta a descrivere l’irrequietezza della mente, quella del lupo bianco e del lupo nero ci iaiuta a spiegare l’importanza di riconoscere il valore di tutte le parti di noi stessi.
Lasciando che i bambini si immedesimino con i personaggi dei nostri racconti possiamo aiutarli a riflettere sulle proprie esperienze e offrirgli nuove strategie per far fronte alle difficoltà.
3. Aiutate i bambini a svuotare la mente e a stare tranquilli?
Non proprio. E’ innegabile che talvolta i bambini abbiano difficoltà ad addormentarsi o a stare tranquilli. In altre occasioni, invece, sono giù di tono o flemmatici. Tuttavia l’obiettivo della pratica di mindfulness non è quello di modificare o allontanare ciò che si presenta in un particolare momento, quello che facciamo è insegnare delle pratiche che permettano di entrare contatto con il proprio stato interno e aiutino a regolarlo con consapevolezza.
Alcuni esempi?
La pratica di Zip-up: per tirarsi su e ritrovare un po’ di energia.
La pratica di Zip-down: un ottimo modo per calmarsi.
La meditazione degli spaghetti: per confrontare il corpo rigido e quello rilassato e provare, con consapevolezza, a sciogliere le tensioni fisiche.
- Qualche ora a settimana è davvero sufficiente?
L’incontro settimanale può essere sufficiente per offrire buoni spunti, per riconoscere dei preziosi semi in un terreno fertile. Questi però vanno coltivali con cura e innaffiati quotidianamente. Proprio per questa ragione il percorso di mindfulness for kids prevede delle attività a casa, assegnate alla fine di ciascun incontro e supportate da un quaderno delle attività e da tracce audio.
Inoltre la letteratura scientifica evidenzia come l’efficacia degli interventi mindfulness-based per l’età evolutiva aumenti quando i genitori sono coinvolti nel percorso. Riteniamo che gli incontri con i genitori siano preziosi sia per aiutare i bambini a consolidare quanto imparato, sia per introdurre o sostenere la pratica personale.
Non puoi trasmettere saggezza e visione profonda ad un’altra persona. Quei semi sono già presenti in lei; un buon insegnante li tocca e permette loro di risvegliarsi, di germogliare e di crescere.
Thich Nhat Hanh
© Daniela Rosadini, 2017
Ore 9. Quali elementi offrono regolazione cognitiva?

Una famiglia consapevole nasce proprio qui: dal fermarsi, prendere una pausa, ascoltare profondamente e fidarsi della propria saggezza. Trovare spazi nella nostra giornata per rallentare, prendere un respiro, vedere cosa succede nella nostra mente, per ampliare la prospettiva nel mezzo delle nostre reazioni emotive, per vedere cosa è veramente necessario in quel momento. Perchè le reazioni emotive conducono molto spesso alla punizione. Punizioni che poi facciamo fatica a mantenere perché sono nate da un momento in cui eravamo oscurati da emozioni intense e non riflessive. Trovare uno spazio per rallentare durante le nostre giornate – anche fuori dalle emergenze – è un modo per non alimentare questa modalità. Un modo per coltivare le nostre risposte anziché alimentare – con lo stress e la velocità – le nostre reazioni.
C’è una barzelletta ebraica che descrive ironicamente lo stile educativo di certe mamme . “Qual è la differenza tra una mamma e un terrorista? Con un terrorista si può trattare!” Molto spesso questo paradosso è vero: le madri prendono campo e i padri si ritirano. Le navigazioni difficili hanno bisogno di un equipaggio. Non è detto che tutti facciano la stessa cosa ma tutti dovrebbero avere la stessa direzione e, soprattutto, avere una direzione che vada al di là dei prossimi 5 minuti. Spesso questo decidere tutto da sole/i è giustificato con il fatto che non è possibile trovare un accordo. Peccato che questa sia la stessa affermazione di molte dittature. Trovare un accordo non significa fare tutti la stessa cosa. Significa avere una direzione comune e percorrere la strada per raggiungerla in accordo alle proprie personali caratteristiche. Non è una minaccia cosmica al futuro dei nostri figli se il padre permette una cosa e la madre no. Diventa un pericolo se l’obiettivo di questa differenza è diverso, se è un modo per creare una alleanza contro l’altro genitore. Siamo diversi, tutte le relazioni sono uniche e si esprimono diversamente. Questo non è un pericolo: fare alleanze contro gli altri lo è. Essere paranoici rispetto alla diversità di intervento è un pericolo, non avere diversità di intervento. I nonni fanno fare cose diverse: non è un pericolo per il futuro. I figli amano la dolcezza delle cose che fanno solo con quella persona. Poi tornano a casa e ci mettono alla prova. Questo è il loro lavoro: il nostro è saper rimanere nella posizione che ci sembra adatta alla nostra relazione. Se tutti facessero quello che vogliamo noi forse sarebbe più facile tenere la propria posizione ma dimenticheremmo che la ricchezza del processo educativo nasce dalla forza di stimoli diversi che sono presenti in relazioni diverse. Nessuna dittatura educativa costruisce uomini indipendenti.
