Qualche giorno fa pensavo che negli anni sono molto cambiata. Gli spigoli sono diventati meno aspri e tutto ha un colore e un calore più morbido. Domenica ho tenuto una lezione e sono comparse tante immagini del mio passato durante la conduzione delle pratiche che avevo preparato per i partecipanti al corso.
Nella condivisione finale uno dei partecipanti ha detto che aveva avuto spessissimo ricordi di sé stesso bambino, momenti ordinari in cui giocava o faceva quelle piccole cose quotidiane che fanno i bambini, e allora ho capito. Ho capito che il cambiamento che la pratica porta è il riprendere quelle qualità che le nostre difese hanno seppellito sotto una coltre di critiche e rimproveri. Non sono stati i nostri genitori quelli che ci hanno rimproverato di più: siamo stati noi che abbiamo seppellito la nostra anima, l’abbiamo nascosta nel tentativo di proteggerla e così l’abbiamo per lungo tempo soffocata.
Sì, è vero, sono cambiata: sono tornata a vedere le cose con lo sguardo fiducioso e saggio di quando ero bambina. Sono tornata a sapere le cose anche quando non vengono dette, per abitudine alla verità, che i bambini transitano con coraggio. Sono tornata con tutta la mia voglia di imparare e la gioia che mi dà questo mondo mai scontato. Spesso finisco le mie giornate dicendo “avrei voluto studiare di più oggi“: proprio come quando ero bambina. Non ero felice perché finiva la scuola. Ero felice quando cominciava la scuola con il suo ritmo ordinato, i compiti, le prove, i compagni. La maestra no, quella no ma il resto andava benissimo.
Tutte le volte in cui siamo felici torniamo bambini. Torniamo bambini quando ci innamoriamo, quando otteniamo qualcosa lungamente desiderato, perché in noi dimorano tutte le età che abbiamo vissuto e se le teniamo in dialogo tra di loro saremo molto più saggi e molto più felici.
Le cose che il bambino ama
rimangono nel regno del cuore
fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita
è che la nostra anima
rimanga ad aleggiare
nei luoghi dove una volta
giocavamo. Kahlil Gibran
Pratica di mindfulness: Il punto dolce
© Nicoletta Cinotti 2025 Estate: un frutto maturo. L’equilibrio emotivo con mindfulness e self-compassion
Nel mondo contemporaneo, la vulnerabilità è spesso vista come debolezza. Viviamo in un mondo percioloso e la vulnerabilità spaventa perché significa avere un cuore aperto. Non è essere deboli ma è essere aperti e quella apertura ci sembra qualcosa che appartiene solo agli eroi. Forse è per questo che da bambinə amiamo i super eroi. Ognuno ha avuto i propri e li ha sentiti vicini come se fossero dei protettori a cui rivolgerci quando le cose si mettevano male. Nello stesso tempo siamo stati incoraggiati a costruire muri, a proteggerci, a non mostrare le nostre ferite. Eppure, come ci insegna il concetto buddhista del bodhicitta, è proprio nella nostra vulnerabilità che risiede la nostra più grande forza.
