Un invito a riscoprire la nostra vera natura
In un’illuminante conversazione con Melvin McLeod, pubblicata su uno degli ultimi numeri di Lion’s Roar, Jon Kabat-Zinn, pioniere della mindfulness in Occidente, offre una prospettiva profonda e accessibile sulla consapevolezza, sfidando le nostre concezioni comuni e invitandoci a riscoprire qualcosa che, sorprendentemente, possediamo già.
Oltre la popolarità: riscoprire il significato autentico della mindfulness
Nonostante (o forse proprio a causa di) la sua crescente popolarità nel mainstream, il significato profondo della mindfulness rischia di essere frainteso. Per Kabat-Zinn, la consapevolezza non è una tecnica da acquisire, ma piuttosto un modo di essere che ci permette di accedere al nostro “genio e bellezza intrinseci” – quello che nella tradizione buddista viene chiamata la nostra “vera natura”.

Un dono di nascita
Una delle rivelazioni più sottolineata nell’intervista è che la consapevolezza non è qualcosa da acquisire: nasciamo tutti con questa capacità. Il paradosso è che nasciamo anche con l’abilità di pensare e provare emozioni – doni preziosi che però possono inconsapevolmente allontanarci dalla nostra essenza più profonda.
Il momento presente: una storia d’amore
Kabat-Zinn descrive la mindfulness come “una storia d’amore con il momento presente”. Non si tratta di un altro compito da aggiungere alla nostra lista quotidiana, ma di un invito a svegliarci alla meraviglia dell’istante presente. Ogni respiro, ogni momento tra la nascita e la morte, offre infinite opportunità di entrare in contatto con noi stessi, di abitare veramente dove siamo.
La perfezione dell’imperfezione
Una delle intuizioni più liberatorie offerte da Kabat-Zinn è che siamo già perfetti, includendo tutte le nostre imperfezioni. Questa apparente contraddizione racchiude una profonda verità: la nostra completezza include tutto ciò che siamo, comprese le nostre ferite, i nostri errori e le nostre difficoltà.
Dalla teoria alla pratica
Se la consapevolezza è innata, perché abbiamo bisogno di praticarla? Kabat-Zinn usa un’analogia efficace: è come allenare un muscolo. Proprio come andiamo in palestra per sviluppare la forza fisica, la pratica meditativa ci permette di coltivare e sostenere la nostra capacità naturale di essere presenti.
Il mistero della consapevolezza
Nonostante i progressi delle neuro-scienze, la consapevolezza rimane in parte un mistero. Come emerge la coscienza dalle connessioni neuronali del nostro cervello? Come possiamo condividere uno spazio mentale attraverso distanze fisiche? Queste domande ci ricordano la profondità e il mistero della nostra esperienza umana.
Un invito all’azione
La consapevolezza non è un concetto astratto da contemplare, ma un’esperienza da vivere. Richiede pratica intenzionale e regolare, non perché sia difficile, ma perché le nostre abitudini mentali tendono a trascinarci lontano dal momento presente. La meditazione diventa così non una “buona idea”, ma l’espressione concreta della nostra intenzione di essere pienamente presenti nella nostra vita.
La visione di Kabat-Zinn ci ricorda che la mindfulness non è un’altra cosa da aggiungere alla nostra lista di impegni, ma un invito a riscoprire chi siamo veramente, momento per momento, respiro dopo respiro.
Non so se l’intervista è consultabile senza abbonamento ma, comunque, questo è il link all’intervista di cui ti ho offerto una sintesi
© Nicoletta Cinotti 2025
Il 3 Marzo inizia il Protocollo MBSR online

Man mano che la nostra abilità di ascolto si approfondisce acquisiamo la capacità di ascoltare il silenzio che sta tra i due interlocutori, così come il silenzio che sta tra una frase e l’altra del nostro interlocutore. Ascoltare il silenzio significa dimorare nella ricettività, lasciando che il cuore apra le sue qualità spontanee e naturali di gentilezza.





