C’è un segnale presente in tutti i mammiferi che gli etologi chiamano “separation call” o “separation cry”. È un suono acuto e breve a intervalli ripetuti, presente in tutti gli animali che sviluppano una relazione di attaccamento. Attiva un comportamento di avvicinamento e, una volta che l’avvicinamento si è realizzato, un senso di gioia e conforto. È come se suonasse una sirena che si spegne magicamente quando l’incontro si realizza. Una volta che questo sistema si è disattivato possiamo anche andare lontani: l’altro non sente questa lontananza come pericolosa. La percepisce come normale. Tranne se la distanza attiva la “separation call”: in quel caso riparte l’allarme.
Dev’essere questo sistema che entra in azione quando siamo in ansia perché qualcuno non risponde ai nostri messaggi o alle nostre mail. E allora, magari sbagliando, proviamo ad insistere, a far suonare. ancora e ancora, la nostra sirena. Apre il sapore del senso di colpa, quel sentimento che proviamo, a volte insensatamente, quando la scelta è tra noi e l’altro. Forse dovremmo sempre salvare l’altro. Forse dovremmo sempre salvare noi. Forse l’unica pace è trovare il modo di salvarsi entrambi.
In molti casi è difficile salvarsi entrambi e, ancora più difficile sapere cosa rispondere quando di fronte a noi, che batte dritta sul cuore, c’è una separation call. Perché quel richiamo attiva comportamenti automatici, quasi filogenetici. Allora non ci rimane che fermarsi, respirare, tornare a scegliere, per l’ennesima volta. Tornare a scegliere il frutto della conoscenza. In questo caso la tentazione è non scegliere, agire d’impulso. Mangiare il frutto della conoscenza, sapendo che non c’è niente di giusto o sbagliato in senso generale ma la nostra singola risposta a quel richiamo così fondamentale per la sopravvivenza che è scritto nella nostra parte animale.
Il sistema di accudimento è complementare, nella relazione sociale, a quello di attaccamento, ed è innescato principalmente dalla percezione della separation call emesso da un membro del gruppo sociale. . Giovanni Liotti, Giovanni Fassone, Fabio Monticelli
Pratica di mindfulness: Cullare il cuore
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