Quest’anno non ho cucinato per le feste: sono stata invitata e ho sperimentato la bellezza del non fare tutto io. Chi me lo fa fare di voler fare tutto io? Chi me lo fa fare di stressarmi così tanto per una cosa che dura poche ore? Ogni anno c’è stata una risposta diversa: domande che sembrano banali ma permettono di fare una sorta di riassunto dell’anno passato.
Quest’anno ho imparato che quando scelgo cosa fare scelgo anche cosa non farò. Non mi è mai apparso vero e chiaro come quest’anno. Decidere che cosa fare ha un lato nascosto: sto decidendo anche che cosa non fare. Sto dando delle priorità in modo non convenzionale. E mi ricorda che non posso avere troppi obiettivi davanti, che devo sceglierne un numero realizzabile e questo, per me, spesso è fonte di conflitto: vorrei fare tutto e invece devo selezionare in un ordine di priorità.
Non rifletto mai abbastanza sul fatto che quando scelgo un progetto, un’attività, un impegno, sto anche rinunciando a qualcos’altro perchè fare tutto non è possibile. Rischio di vedere e sopravvalutare quello che voglio fare, sottovalutando le rinunce che comporta. È il prezzo da pagare per la determinazione. Così, per ammorbidirla, inizierò a chiedermi non solo cosa voglio fare ma anche a cosa dovrò rinunciare per farlo. E la risposta, mi aiuterà a scegliere meglio non solo per le feste.
Pratica informale per l’anno che verrà: 1. Scrivi 25 priorità – vedrai che non sono poi tante – guardale con la mente – cuore. 2) Scegline 5, quelle che ti sembrano prioritarie. 3) Guarda le 20 che hai lasciato fuori dalla lista e salutale con onore, non continuare a tenerle con te: sarebbero una continua fonte di stress e distrazione. 4) Guarda le 5 che hai scelto e valuta se concorrono ad un unico scopo e se hanno una gerarchia di priorità: potresti scoprire qual è la passione dell’anno che verrà.
Poesia del giorno:
Tutto –
Una parola sfrontata e gonfia di boria. Andrebbe scritta tra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
Di concentrare, includere, contenere e avere. E invece è soltanto
Un brandello di bufera
© Nicoletta Cinotti 2024 Il protocollo di mindfulness interpersonale


C’è una differenza sottile ma fondamentale tra essere stanchi ed essere occupati. La stanchezza fisica passa con una buona dormita, ma l’essere occupati è uno stato mentale che persiste anche durante le vacanze. È quella sensazione di non avere abbastanza vuoto nella nostra vita, di essere costantemente “connessi” ai nostri impegni, anche quando fisicamente non li stiamo svolgendo.
