Com’è che improvvisamente viene dedicato tanto spazio alla compassione e alla self-compassion? Mi ha chiesto così, d’improvviso, un paziente poco convinto sulla bontà di un atteggiamento compassionevole. Perché, gli ho risposto, sembra provato che la compassione è il fattore di trasformazione più efficace rispetto al dolore e uno degli ingredienti essenziali per provare appagamento nei confronti della propria vita. Ma non è così per tutti, ha replicato lui.
È vero, non è così per tutti perché la compassione fa parte delle emozioni affiliative e può risentire della nostra storia d’attaccamento.
Quando l’attaccamento non funziona
La compassione è una delle emozione del sistema affiliativo, un’emozione alla quale abbiamo accesso quando vogliamo consolare o consolarci. Quando eravamo piccoli e c’era qualcosa che non andava i nostri genitori avevano questo compito consolatorio. È per questa ragione che, a volte, le cose non vanno tanto bene con la compassione: non abbiamo ricevuto abbastanza conforto. Non siamo stati abbastanza consolati oppure siamo convinti che debbano essere gli altri a consolarci e quando abbiamo un dolore rimaniamo inermi come bambini senza gioia.
Inoltre la compassione richiede “connessione”, richiede cioè che si attivino degli aspetti relazionali ma se proveniamo da un ambiente traumatico o abusante il fatto stesso che si stabilisca un contatto non è affatto neutro e potremmo provare tre diverse paure nei confronti della compassione.
- Potremmo aver paura di ricevere compassione
- potremmo aver paura di dare compassione
- potremmo aver paura di darci compassione

La paura degli altri
Dalle ricerche di Paul Gilbert e Chris Germer sembra che le persone che hanno problemi con la compassione e la self-compassion siano persone che hanno paura degli altri. Spesso sono persone che provano vergogna o ostilità anche nei confronti di sé stesse e si trovano quindi a vivere in una condizione di allerta interiore abbastanza continua. Le paure legate alla compassione rendono più vulnerabili all’ansia, allo stress e alla depressione perchè le emozioni calmanti, di conforto sono troppo deboli e poco presenti.
Sono persone che possono permettersi pochi errori perché, se sbagliano, non hanno le risorse necessarie per riparare l’errore: risorse legate all’accettazione, al perdono e al non giudizio.
La paura della felicità
Per alcune persone poi c’è un timore specifico legato alla felicità, una sorta di senso di colpa che fa sentire come scomodo il sentimento apparentemente desiderabile della felicità. Sono poche le ricerche che si occupano della paura della felicità, come se fosse una specie di distorsione rara del pensiero. In realtà per molte persone è esattamente così: quando sono felici si aspettano anche che qualcosa turbi la loro felicità inquinandola. Per molte persone la felicità è associata con la consapevolezza della fragilità della vita e provano ansia quando sono felici per la paura che possa succedere qualcosa.
Il lavoro sulla compassione e sulla self-compassion ha proprio questa intenzione: toglierci dalla programmazione del nostro passato e dalla sua ripetizione.
Memorie emotive
Le paure che possono emergere quando parliamo di compassione e self-compassion sono memorie emotive che bloccano la capacità riflessiva a favore delle risposte difensive automatiche. Facciamo un esempio di come funziona una memoria emotiva mostrando come i sentimenti positivi possono diventare fattori scatenanti per i sentimenti negativi. La madre di P. era agorafobica, spesso depressa e a volte instabile. Molte volte in cui P. non vedeva l’ora di uscire, succedeva qualcosa e il progetto doveva cambiare all’ultimo minuto. Una volta in particolare era eccitata all’idea di andare a vedere Babbo Natale. Purtroppo, all’ultimo momento, sua madre ebbe un attacco di panico, crollò in lacrime e disse che non poteva andare. A peggiorare le cose, suo padre era in casa, si infastidì molto con e l’atmosfera “divenne orribile”. Per P. quando si sentiva eccitata all’idea di fare qualcosa, spesso a casa succedeva questo. Così ora cerca di non farsi troppe aspettative positive, perché il suo ricordo emotivo, fa emergere la sensazione che qualcosa di brutto possa accadere o che qualcosa andrà storto. Quando si avvicinano i periodi in cui c’è la possibilità di divertirsi, come il Natale, si sente a disagio.
Questo è comprensibilmente radicato nel suo sistema di memoria emotiva, dove si combinano diversi tipi di emozioni, come rabbia e tristezza
Non ripetere il passato
Succede che le persone che dovrebbero fornirci amore e coraggio non riescano a farlo per problemi legati alla loro storia emotiva. Non tutti i genitori riescono a superare le loro difficoltà personali, naturalmente ci sono sempre conflitti, discussioni e disaccordi in tutte le relazioni: quindi non stiamo parlando di trascuratezze minime quotidiane. È quando queste forme di trascuratezza diventano regolari, persistenti o intense che la memoria del corpo viene programmata all’idea che “avvicinarsi alla gente mi farà male”.
Così quando iniziamo a provare sentimenti naturali di voler essere vicini agli altri e di sentirci amati le memorie emotive ci ricordano cosa è successo in passato, e quindi ci sentiamo molto a disagio. Qualcosa che normalmente vorremmo e ci piace diventa qualcosa estremamente sgradevole e da evitare. Viene chiamato condizionamento emotivo, ed è un fattore importante per capire perché il nostro sistema calmante di affiliazione può essere ostacolato. I sentimenti normalmente piacevoli, come la vicinanza e l’affiliazione, quelle sensazioni che si manifestano quando si stimola il sistema di affiliazione, possono essere contaminati da esperienze di minaccia o dolore.
Ancora più complicati e complessi sono gli ostacoli al sistema calmante di affiliazione che sorgono in persone che provengono da contesti emotivamente disturbati, duri, critici o privi di affetto. Questo è più comune di quanto pensiamo: molti genitori si prendono cura e si assicurano che i figli abbiano abbastanza beni materiali, ma quelli stessi figli hanno pochissimi ricordi di affetto in cui sentirsi considerati con gioia nella mente dei loro genitori. Forse erano troppo occupati con il lavoro o erano stanchi, o non erano a loro agio nel condividere sentimenti di affetto. In ogni caso non diamo per scontato che per tutti sia così semplice e senza conflitti provare compassione ed essere sereni proprio in questi periodi dell’anno.
È per questo che scelgo di coltivare parole di pace nel cuore: non diamo per scontato che il passato sia andato via. Aiutiamolo a lasciarci vivere sereni.
© Nicoletta Cinotti 2023
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