È nato il mio ultimo libro e nel presentartelo vorrei iniziare dalle cose veramente importanti. Quelle che fanno parte della mia lista della gratitudine
La prima cosa è ringraziare tutte le persone che, nel tempo, si sono rivolte a me. Grazie per la tua fiducia. Non sono inappuntabile. Mi commuovo, mi arrabbio, mi muovo sulla poltrona, bevo tisane e mangio liquirizia. Sono lontana dalla forma consueta della psicoterapeuta per cui ti ringrazio doppiamente perché la tua presenza è stata ed è una fonte di stupore, di meraviglia e un’incredibile risorsa di apprendimento. Forse potrai dirti che non so chi sei e sarebbe perfettamente vero ma non credo che mi metterei a scrivere ogni mattina se non pensassi che prima o poi mi leggerai. Per cui grazie.
La seconda cosa è ringraziare, in ordine di apparizione sulla scena del cuore Mario, Martin, Uti, Manuela, Niccolò, Simone, Daniela e Rotraut. Sono la mia famiglia, quella del cuore. Sono quelli che mi vedono quando mi alzo e quando sono stanca. Cha a volte mi trovano difficile e altre adorabile (almeno spero). Anche loro maestri zen a domicilio. I conti con la mia famiglia d’origine sono ancora aperti per cui, per onestà, li amo ma non sono ancora pronta a ringraziarli proprio tutti ma non nascondo amore e gratitudine.
Questo libro nasce da questi spazi di affetto e ha l’intenzione di accompagnarti a passare dall’innamoramento all’amore affrontando temi come la comunicazione all’interno di una relazione, le sfide che affrontano le relazioni che durano nel tempo, i cicli di crescita di un rapporto, le dipendenze affettive. È un libro che contiene al suo interno almeno 5 piccoli libri, riconoscibili perché suddivisi in sezioni: così potrai leggere quella che è significativa per te. La prima sezione è Innamorarsi, La seconda il passaggio dall’innamoramento all’amore. la terzo sezione è Il nostro è un amore che dura. La quarta sezione è Amore e passione erotica. La quinta sezione è “Esiste l’happy end?”.
Lo presenterò a Genova, nel mio studio di Genova, Via Frugoni 15/2 Giovedì 18 Novembre alle18.30 con Cinzia Pennati, amica blogger e scrittrice famosa, da sempre legata, nella sua scrittura, al tema delle relazioni. Sarà una presentazione dal vivo e quindi è necessario iscriversi. Puoi farlo rispondendo a questa mail oppure scrivendo a [email protected]
Il giovedì successivo 25 Novembre, sempre nel mio studio di Genova, Via Frugoni 15/2, alle 19 farò una pratica gratuita. Sarà una pratica dedicata al tema delle dipendenze affettive nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Anche in questo caso è necessario iscriversi.Puoi farlo rispondendo a questa mail oppure scrivendo a [email protected]
Per entrambi gli eventi è necessario il greepass. Per greenpass si intende vaccino o tampone.




Uno dei pregiudizi più diffusi è che per essere consapevoli sia necessario calmarsi. In realtà anche accorgersi di essere agitati è consapevolezza. Il radicamento nel presente non consente all’agitazione di trascinarci altrove, di lasciarci trasportare dal fiume dei pensieri. Calmarsi può essere un effetto della consapevolezza ma non è necessario che sia la condizione di partenza.
Tutti noi, con o senza mindfulness, fin dalla nascita abbiamo la capacità di essere presenti e consapevoli. Non è la consapevolezza ad essere rara. È la continuità della consapevolezza che può essere difficile e rara. Di fatto la consapevolezza è discontinua perchè si basa sulla capacità di attenzione e, come sappiamo ci sono tre diversi tipi di attenzione personale: attenzione selettiva, concentrazione e consapevolezza aperta a cui si aggiunge l’attenzione condivisa che sperimentiamo negli scambi relazionali. Siamo consapevoli quando siamo in grado di passare da uno all’altro di questi diversi tipi di attenzione secondo necessità. L’attenzione è importante perché offre stabilità e profondità alla nostra consapevolezza. Se la nostra attenzione è troppo labile non abbiamo il tempo per diventare consapevoli. Se, all’opposto, siamo troppo concentrati, potremmo perdere l’informazione collaterale e limitare l’ampiezza della nostra consapevolezza. La consapevolezza aperta ci permette di comprendere come funziona la nostra mente.
Molto spesso nella mindfulness facciamo pratiche che hanno come scopo quello di de-fusione, ossia di creare uno spazio tra noi e l’esperienza, per permetterci di esplorarla meglio. Quando siamo troppo identificati con l’esperienza in corso ci dimentichiamo che l’esperienza è un elemento mutevole e in continua trasformazione e che identificarci con uno stato mentale transitorio non è vera consapevolezza ma è confondere una situazione transitoria e trasformarla in un tratto stabile. Un conto è dire “provo rabbia” e un conto è dire “sono sempre arrabbiato” come se la rabbia fosse una parte costitutiva della propria identità. Creare consapevolmente questa distanza permette di avere più libertà di scelta, non significa distaccarsi. Significa guardare con una prospettiva più ampia e collocarsi a quella distanza dall’esperienza in cui possiamo offrire conforto alle nostre parti ferite e spazio alla nostra impulsività reattiva. Significa anche passare da un’attenzione preoccupata ad una attenzione affettuosa.

