
Quando accade qualcosa di doloroso ci coglie lo stupore. Un attimo più o meno lungo di sospensione, seguito da una catena di domande secche, senza risposta. Che lasciano il respiro sospeso, in cerca di un luogo dove atterrare.
Il dolore apre le liste: le liste di quello che abbiamo fatto e di quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, distratti, incuranti o inconsapevoli. La lista delle domande che vorremmo avessero una risposta certa. Certa perché abbiamo bisogno di capire quello che è successo con la speranza che questa comprensione ci restituisca serenità.
In realtà questo proliferare di domande è un modo per trasformare le emozioni in pensieri. Sono domande secche perchè non hanno una risposta. Ci lasciano asciutti, Producono dubbi e paranoie. Rinforzano la fiducia nella ragione, anche se sappiamo benissimo che non sempre trova una risposta e che, molto spesso, quando trova una risposta è più frutto delle nostre ansie che della verità. È qui che arriviamo a dirci, “ma io sono razionale”, “ho bisogno di capire prima di andare avanti”, “Ho bisogno di capire prima di fare qualcosa”. Come se non sapessimo che quello che possiamo capire, sapere, conoscere è una frazione limitata della realtà.
Le cose accadono. E prima di sapere perché e per come accadono, sarebbe utile occuparsi di noi. Confortarsi, se siamo addolorati, come faremmo con il dolore di un bambino: senza spiegazioni. A bassa voce perchè il cuore non ha bisogno di un volume alto. Ha bisogno di tenerezza, di contatto, di vicinanza. E quando invece ci facciamo travolgere dal fiume delle domande ci isoliamo nei nostri pensieri e nelle nostre paranoie, rendendo a noi stessi e agli altri molto difficile la consolazione. Con – solus – la radice di consolazione, sottolinea l’interezza della persona. Perchè la vera consolazione è sapere che, malgrado tutto, siamo interi e apparteniamo alla vita. Anche se non la capiamo, la nostra vita, ne facciamo parte.
Allora tutte le nostre domande, tutti i nostri rovelli interiori, il nostro incessante rimuginare che scambiamo per razionalità si rivela per quello che è: solo un flusso di emozioni travestite da pensieri. Emozioni, vi prego, tornate ad essere quello che siete: sabbia che scivola tra le dita.
I pensieri negativi arrivano spesso sotto forma di domande secche, che danno il tormento, logorano l’anima ed esigono una risposta immediata:”Perchè sono infelice? Cosa mi succede quest’oggi? Dov’è che ho sbagliato? Quando finirà tutto questo? Penman, Williams
Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume
© Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo MBCT online
