
Sto svuotando, piano piano, la casa dei miei genitori per metterla in vendita. Improvvisamente mi sembra diversa e la vedo diversa rispetto a quando era abitata. Adesso se ne sta come una bella signora pigra sulla sdraio, che guarda chi fa il bagno e si tuffa, gioca, si rincorre mentre lei non si muove. È diventata una casa immobile perché mancano i suoi abitanti. Era come se la presenza scattante di mia madre desse movimento anche alla casa. Come se le stanze vibrassero insieme alla sua presenza.
Mio padre abitava il divano: era diventato il suo mini appartamento. Un appartamento dove riceveva le visite di mia madre e dei figli, senza darsi troppo incomodo.
Adesso che non ci sono vedo molte più cose. Non sono offuscata dalle emozioni che mi suscitavano. Adesso capisco, finalmente, cose che prima non capivo. Mia madre mi diceva sempre, “quando diventerai madre capirai”. Invece sono diventata madre e ho continuato a non capirla. Eravamo diverse nel nostro essere madri. Forse eravamo simili solo nel nostro saper transitare la distanza. Adesso che non c’è capisco come funzionava e capisco di più la passione che ho avuto per lei nell’infanzia. Una passione che si era affievolita fino quasi a scomparire. È tornata quando è diventata bisognosa. Perché vecchia mia madre non lo è stata mai e nemmeno bisognosa, a dire il vero, perché la sua dignità le impediva di riconoscere il bisogno. Ma il bisogno si mostrava a sua insaputa.
A dispetto delle rughe che le coprivano il viso e il corpo, mia madre era giovane dentro. Una giovane donna orgogliosa e tenace. Convinta fino all’ultimo che l’avrebbe scampata anche questa volta. Che la sua straordinaria resilienza l’avrebbe salvata. Adesso che non c’è le nostre vite convergono e posso assaporare l’amore che ho sempre avuto. Un amore che mi sembrava venisse respinto, come se rimbalzasse su una superficie dura.
Capisco che quella superficie di rimbalzo era la sua convinzione che io la rifiutassi. Lei era convinta che io la rifiutassi. Io ero convinta che lei mi rifiutasse, Alcune persone le incontri solo quando non ci sono più. Le incontri nella distanza e nell’assenza perché nella presenza ci sono troppe interferenze. Le idee sono un’interferenza all’amore, un’interferenza più grande di qualsiasi cosa ma quando l’altro non c’è rimane solo l’amore. Quello che resta è quello che conta. In tutte le relazioni è così.
“Accettazione significa fare i conti con le cose così come sono: non è un atto eroico. È prendere contatto con la realtà.” Amore, mindfulness e relazioni: Qualità mindful per amare senza equivoci by Nicoletta Cinotti
Pratica di mindfulness: Stare lì
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