Sono un guardiano del gregge
Il gregge sono i miei pensieri
E i miei pensieri sono tutti sensazioni.
Penso con gli occhi e con le orecchie
E con le mani e coi piedi
E con il naso e con la bocca.
Pensare un fiore, è vederlo e respirarlo.
E mangiare un frutto è saperne il senso.
Ecco perché quando un giorno di caldo
Mi sento triste di goderne tanto,
E mi stendo completamente nell’erba,
E chiudo gli occhi che bruciano,
Sento che tutto il corpo è steso nella realtà,
So la verità e sono felice.
Tu dici, vivi nel presente;
Vivi solo nel presente.
Ma io non voglio il presente, voglio la realtà:
Voglio le cose che esistono, non il tempo
Che le misura.
Cos’è il presente?
È qualcosa di relativo al passato e al futuro.
È una cosa che esiste in funzione dell’esistenza
Di altre cose.
Ma io voglio la sola realtà, le cose senza presente.
Non voglio includere il tempo nel mio schema.
Non voglio pensare le cose in quanto presenti:
Le voglio pensare in quanto a cose.
Non le voglio separare da esse stesse,
Trattandole come presenti.
Non dovrei nemmeno trattarle come reali.
Non dovrei trattarle affatto.
Dovrei solo vederle, semplicemente vederle;
Vederle fino al punto di non poterle pensare,
Vederle fuori dal tempo, fuori dallo spazio,
Vederle con la facoltà di toglier tutto tranne il visibile. Ecco la scienza
del vedere, che non è scienza.
Fernando Pessoa
Tipologia
Più che puoi
Se non puoi farla come vuoi, la vita,
sforzati almeno più che puoi
di non prostituirla
nei contatti eccessivi con la gente,
con i gesti eccessivi e le parole.
Non la prostituire col portarla
troppo sovente in giro, con l’esporla
ai commerci e alle pratiche
della dissennatezza quotidiana,
finché diventi estranea ed importuna.
Costantino Kavafis
Forse un mattino andando in un’aria di vetro
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
Eugenio Montale
O g g i . . .
Ci salva sempre ciò che è più piccolo. Io personalmente ho pochissime cose
in fondo alla mia tasca: uno o due sorrisi, due o tre frasi spigolate in qualche libro.
Mi porto dietro una piccola scatola in cui i bambini
si divertono a mettere delle perle.
All’interno, ho riposto dei sorrisi e talvolta li guardo
e sono belli e nuovi come un tempo.
E’ l’amore che è contenuto in questa scatolina.
Posso perdere tutto ma non questo.
Quando la apro, ritrovo il vero senso, la vera direzione,
l’unica certezza che posso avere.
Non apro di frequente questa scatoletta.
La apro solo di tanto in tanto, perché non si alteri nulla,
ma lo sguardo che getto al suo interno
ha la lunghissima durata dei fulmini e ne traggo un senso di eternità.
C. Bobin
Il chiasso di tre cose
II chiasso di tre cose
va per il mondo sopra oceani, nevi, terre di siccità e risaie:
e nessuna membrana dell’udito
lo cattura, il chiasso di tre cose.
Il chiasso del sole che va per il cielo, il chiasso della pioggia
quando il vento la stacca dalle nuvole e il chiasso dell’anima
da un corpo che la sputa.
Erri de Luca, Opera sull’acqua. Giulio Einaudi Editore
Dimoro nella possibilità
Io abito nella Possibilità –
Una Casa più bella della Prosa –
Più ricca di Finestre –
Superiore – quanto a Porte –
Con Camere come Cedri –
Inespugnabili dall’Occhio –
E per Tetto Perenne
Le Volte del Cielo –
Come Ospiti – i più belli –
Quanto all’Occupazione – Questa –
L’ampio dispiegarsi di esigue Mani
Per raccogliere il Paradiso –
Emily Dickinson
