Stare vicini ad un adolescente non è sempre un compito facile. Può essere arduo capire quando parlare o quando stare zitti, quando dimostrarsi ferrei sulle regole o essere permissivi, quando intervenire o lasciare che abbia i propri spazi.
Quello che può aiutare è avere un’idea dei cambiamenti che gli adolescenti stanno affrontando per cercare di fare del nostro meglio.
Può essere rincuorante anche tenere a mente che non esistono genitori perfetti. Accettare questa realtà, essere onesti con sé stessi sui propri limiti e persino scegliere di intraprendere percorsi di crescita personale è segno di grande forza, ed è anche un ottimo esempio per i propri figli.
Cambiamenti in adolescenza: un dono o una sfida?
Tra i dodici e i ventiquattro anni si verificano grandi cambiamenti a livello cerebrale. Daniel Siegel riconosce quattro caratteristiche mentali tipiche dell’adolescenza scaturite da queste modificazioni.
Esplorazione creativa: Il fiorire del pensiero concettuale, della capacità di ragionamento astratto e l’ampliamento della consapevolezza permettono di vedere in mondo con occhi nuovi.
Socialità intensa: Vi è la tendenza ad un maggior coinvolgimento sociale, orientato verso i coetanei, che può portare alla formazioni di legami importanti, significativi e reciprocamente gratificanti capaci di sostenerci nel viaggio della vita.
Effervescenza emotiva: Si verifica un’intensificazione delle emozioni e delle sensazioni interiori.
Ricerca di novità: Tendenza alla ricerca e creazione di nuove esperienze che ci coinvolgano, stimolando i nostri sensi, le emozioni, i pensieri e il corpo.
Come adulti possiamo scorgere in questi mutamenti sia un dono che una sfida da affrontare.
Ad esempio, nella tendenza a ricercare le novità possiamo vedere il pericolo di comportamenti che mettano a rischio la salute degli adolescenti. Nell’intensificarsi della socialità un rifugiarsi nelle relazioni coi coetanei ed una chiusura con il mondo degli adulti. Potremmo vedere nell’effervescenza emotiva spiacevoli tendenze all’impulsività e alla reattività, e infine potremmo confondere il confine tra ricerca creativa e incertezza e disorientamento.
In ogni caso, non è utile pensare all’adolescenza solo come ad un periodo a cui sopravvivere, limitandosi a stringere i denti. È fondamentale che gli adulti aiutino i ragazzi ad affrontare i cambiamenti e i rischi di questo delicato periodo e li sostengano nel coltivare le potenzialità che iniziano a fiorire.
Infatti, se affrontati nel modo giusto, questi cambiamenti possono portare al dispiegarsi dell’essenza della mente adolescente che può mantenersi anche fino all’età adulta: riusciremo a non smettere mai di imparare e potremmo riconoscere il contenuto costruttivo di avventura, vitalità e coraggio che l’adolescenza porta con sé.
Prendere le distanze non significa tagliare i ponti
Uno degli aspetti peculiari dell’adolescenza è la messa in discussione di quanto è familiare, conosciuto, precostituito. La ricerca dei propri spazi porta ad allontanarsi dai genitori, apre la strada al gioco di ridefinizione della propria identità.
All’allontanamento dai genitori corrisponde un’intensificazione dei legami con gli altri adolescenti, fondamentali per sopravvivere. In quanto esseri umani, mentre cerchiamo di lasciare il nido, ci aiutiamo l’un l’altro ad affrontare la nuova realtà.
Tuttavia mentre è normale che da adolescenti si prendano le distanze dagli adulti, non è naturale né opportuno tagliare del tutto questa connessione. Al contrario è essenziale mantenere aperto questo canale di contatto e comunicazione.
La connessione tra adulti e adolescenti è di vitale importanza per gli uni e per gli altri: è un bisogno umano far parte di una comunità unita.
Per gli adolescenti è necessario avere una guida in periodo di cambiamento e incertezza, che può essere pericoloso affrontare senza l’aiuto di qualcuno di più saggio. Per gli adulti può essere rivitalizzante assistere a così tanta forza, impeto e creatività.
Il ruolo degli adulti
Stare vicino agli adolescenti, a volte, non è per niente facile e –purtroppo- non esiste il “manuale d’istruzioni” per farlo nel modo perfetto, senza commettere errori. Tuttavia possiamo riflettere sul ruolo delle figure educative in adolescenza che, per quanto a volte vengano sminuite e criticate dai giovani stessi, in questo periodo sono più importanti che mai.
Iniziamo a riflettere su quello che possiamo evitare. Se come adulti tentiamo di bloccare i cambiamenti impetuosi degli adolescenti rischiamo di rovinare la comunicazione con loro, così importante in questo periodo della vita, fomentando tensioni e conflittualità.
Quello che possiamo fare è aiutare i ragazzi in modo che la spinta verso l’autonomia, la voglia di gratificazioni e la passione per le novità portino a risultati creativi nelle loro vite.
L’aspetto fondamentale diventa quello di riuscire a far emergere queste caratteristiche positive dell’adolescenza e collaborare, adolescenti e adulti insieme, affinché operino in modo positivo.
Sostenere l’esplorazione
Coltivare la relazione tra adulti e adolescenti è fondamentale per sostenere i giovani.
L’obiettivo di questa relazione dovrebbe essere quello di rispettare l’essenza dell’adolescenza, facendone fiorire il potenziale, e limitandone i pericoli.
Come si può trovare l’equilibrio tra le scelte e le richieste degli adolescenti e le preoccupazione e le regole degli adulti che se ne prendono cura?
Daniel Siegel trova questa risposta nello “stile educativo autorevole”, cioè un approccio in cui la definizione delle regole e dei limiti si unisce all’affetto e al rispetto dell’autonomia degli adolescenti, in base alla loro età.
È fondamentale essere fonte di sostegno per i propri figli e incoraggiarli anche nel raggiungere l’autonomia. In altre parole è importante garantire un porto sicuro a cui tornare in caso di necessità, mentre si incoraggia l’esplorazione.
Non possiamo fermare una cascata, però possiamo imparare a incanalarne il corso e a metterne a frutto l’energia. Daniel Siegel.
Daniel J. Siegel (2013). La mente adolescente. Raffaello Cortina Editore
© Daniela Rosadini, 2017
Una famiglia consapevole nasce proprio qui: dal fermarsi, prendere una pausa, ascoltare profondamente e fidarsi della propria saggezza. Trovare spazi nella nostra giornata per rallentare, prendere un respiro, vedere cosa succede nella nostra mente, per ampliare la prospettiva nel mezzo delle nostre reazioni emotive, per vedere cosa è veramente necessario in quel momento. Perchè le reazioni emotive conducono molto spesso alla punizione. Punizioni che poi facciamo fatica a mantenere perché sono nate da un momento in cui eravamo oscurati da emozioni intense e non riflessive. Trovare uno spazio per rallentare durante le nostre giornate – anche fuori dalle emergenze – è un modo per non alimentare questa modalità. Un modo per coltivare le nostre risposte anziché alimentare – con lo stress e la velocità – le nostre reazioni.
C’è una barzelletta ebraica che descrive ironicamente lo stile educativo di certe mamme . “Qual è la differenza tra una mamma e un terrorista? Con un terrorista si può trattare!” Molto spesso questo paradosso è vero: le madri prendono campo e i padri si ritirano. Le navigazioni difficili hanno bisogno di un equipaggio. Non è detto che tutti facciano la stessa cosa ma tutti dovrebbero avere la stessa direzione e, soprattutto, avere una direzione che vada al di là dei prossimi 5 minuti. Spesso questo decidere tutto da sole/i è giustificato con il fatto che non è possibile trovare un accordo. Peccato che questa sia la stessa affermazione di molte dittature. Trovare un accordo non significa fare tutti la stessa cosa. Significa avere una direzione comune e percorrere la strada per raggiungerla in accordo alle proprie personali caratteristiche. Non è una minaccia cosmica al futuro dei nostri figli se il padre permette una cosa e la madre no. Diventa un pericolo se l’obiettivo di questa differenza è diverso, se è un modo per creare una alleanza contro l’altro genitore. Siamo diversi, tutte le relazioni sono uniche e si esprimono diversamente. Questo non è un pericolo: fare alleanze contro gli altri lo è. Essere paranoici rispetto alla diversità di intervento è un pericolo, non avere diversità di intervento. I nonni fanno fare cose diverse: non è un pericolo per il futuro. I figli amano la dolcezza delle cose che fanno solo con quella persona. Poi tornano a casa e ci mettono alla prova. Questo è il loro lavoro: il nostro è saper rimanere nella posizione che ci sembra adatta alla nostra relazione. Se tutti facessero quello che vogliamo noi forse sarebbe più facile tenere la propria posizione ma dimenticheremmo che la ricchezza del processo educativo nasce dalla forza di stimoli diversi che sono presenti in relazioni diverse. Nessuna dittatura educativa costruisce uomini indipendenti.
