L’inizio della fine è un inizio.
La fine di qualsiasi cosa può essere un’arte.
Rinunciare all’avidità, alla brama di vincere
è la parte più difficile.
Per essere un artista della fine bisogna lodare
Non solo ciò che è stato prima, ma anche ciò che verrà.
Il fatto di finire è di per sé sorprendente;
Le linee che la definiscono non vengono mai tracciate.
L’inizio è un dono che arriva inaspettato,
ma la fine può essere creata come un’arte.
Ciò che sta al di là è misterioso e nascosto.
La fine può essere la completezza del cuore.
Evocare il cuore e il suo compagno, il respiro,
per fare un’arte di ciò che conosciamo come morte.
~ Pat Schneider
la poesia della pratica
Poesia dei doni
Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,
per il mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra.
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e Tarpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
per due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la musica, misteriosa forma del tempo. Jorge Luis Borges
Lascia che ti ascolti
Lascia che ti ascolti.
Parla al tuo cuore
e svuota gli angoli bui.
Le parole non dette
non possono portare gioia.
Lasciale danzare,
anche se i loro passi vacillano.
Confida che ciò che emerge
sarà riscaldato dal sole,
e il mio ascolto
lo riparerà dal vento.
Lascia che le parole che sono state accartocciate
sempre più strettamente all’interno
emergano, si allunghino e ondeggino.
Guardale alleggerirsi
e senti il cuore sollevarsi
quando il loro peso si alleggerisce
e si liberano nel mondo
come farfalle, per atterrare o fluttuare via.
Lasciale andare
e vedrai la tua anima danzare
nel dolce silenzio
dello spazio consacrato che rimane. Rachel Holstead
La strada
Una strada in salita
impervia
Ogni tornante un ricordo
Il ricordo di ogni rimprovero
È una curva la memoria
Aspetto di arrivare
In quella pianura che è
Essere amata per come sono
Essere aperta come l’orizzonte
© Nicoletta Cinotti
