Stamattina cercavo nella memoria l’ultima volta che mi sono sentita buona. Non l’ultima volta in cui ho fatto una buona azione o l’ultima volta in cui sono stata generosa o l’ultima volta in cui ho apprezzato qualcosa o qualcuno. Quelle sono condizioni intenzionali e più frequenti. Io cercavo l’ultima volta in cui mi sono sentita buona perchè in pace, felice e senza pensieri.
Buona e basta, un po’ come l’odore del pane che si diffonde per tutta la casa. Quel buono semplice che ti rilassa immediatamente. Ho grattato un po’ perché mi venivano in mente tutte situazioni in cui ero buona ma consapevole del rischio, buona ma un po’ disincantata. Niente che fosse quella bontà semplice che mi ricordavo dall’infanzia. Ecco cercavo quella bontà lì. Quella che non ha paura di venir ferita anche se sa che può succedere. Quella che non ha nemmeno un velo di cinismo o taccagneria d’affetti.
La cercavo perché volevo far partire da lì la mia pratica di Metta. Poi ho avuto un sobbalzo: ho capito che quella bontà nasceva dal fatto che i dolori venivano consolati. Che sapevo sempre a chi rivolgermi per farmi consolare. A volte bastava un attimo: salivo in braccio, facevo rifornimento e poi ripartivo ed era davvero tutto finito. Non c’era più traccia di un pensiero e nemmeno di una recriminazione. Ero consolata e ricominciavo a giocare tutta nuova, come se mi fossi fatta un bagno di fiducia.
Poi si cresce e ad un certo punto non lo facciamo più di correre in braccio a qualcuno per farsi consolare: ci sembrerebbe inadeguato. Però abbiamo ancora bisogno di sentirci buoni e allora pratichiamo atti di gentilezza verso gli altri, per quel conforto immediato che dà sentirsi buoni. Io mi sono dimenticata però per tante volte di consolarmi, dicendomi che non era poi così importante quello che era successo. Che sono cose che capitano. Oppure, peggio ancora, che lo sapevo che sarebbe finita così. Forse è anche vero che lo sapevo ma quel disincanto è come un vetro rotto, altrettanto inguardabile e irreparabile.
Così ho riavvolto il film. Non ho cercato più la bambina buona ma la bambina ferita. Mi sono detta iniziamo da lì, poi vediamo dove arrivo.
Il mondo è nuovo solo una volta, ma quella sola volta ci fa amare uno specifico paesaggio cui torneremo con nostalgia per tutta la vita. Elena Petrassi
Pratica di mindfulness: Self compassion breathing
© Nicoletta Cinotti 2020 Parole che poggiano sul cuore
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