Nei terribili anni della « ezovscina» ho trascorso diciassette mesi a fare la coda presso le carceri di Leningrado. Una volta un tale mi
« riconobbe». Allora una donna dalle labbra bluastre che stava dietro di me, e che, certamente, non aveva mai udito il mio nome, si ridestò dal torpore proprio a noi tutti e mi domandò all’orecchio (lí tutti parlavano sussurrando):
– Ma lei può descrivere questo?
E io dissi:
– Posso.
Allora una specie di sorriso scivolò per quello che una volta era stato il suo volto.
©Anna Achmàtova
7° aprile 1957. Leningrado.
Anna Achmàtova, Poema senza eroe, A cura di Carlo Riccio, Einaudi editore
