
Non scusarti per quel che hai fatto, mi dico in segreto.
Al mio altro ‘io dico:
eccoli, i tuoi ricordi, tutti visibili:
la noia di mezzogiorno nella sonnolenza di un gatto
la cresta del gallo
la fragranza di salvia
il caffè della madre
la stuoia e i cuscini
la porta di metallo della tua stanza
la mosca attorno a Socrate
la nuvola sopra Platone
il diwan al-Hamasa
la foto del padre
l’atlante dei Paesi
Shakespeare
i tre fratelli, e le tre sorelle
gli amici dell’infanzia, e gli indiscreti:
“E lui?”. I testimoni non sono d’accordo:
“Forse, sembra lui”. Domandai: “Chi è?”
ma non risposero. Sussurrai dunque al mio altro io:
“È quello che eri una volta tu… io?”. Ma distolse lo sguardo da me
e i testimoni si rivolsero verso mia madre per farle testimoniare
che fossi lui… e lei si preparò per cantare
a modo suo: “Sono la madre che lo ha generato,
ma è stato il vento ad allevarlo”.
Allora dissi al mio altro ‘io’: “Non scusarti se non con tua madre!”.
©Mahmud Darwish, Non scusarti per quel che hai fatto a cura di Sana Darghmouni e Pina Piccolo, Crocetti editore
