
Il corpo: una fonte infinita di scoperte e sensazioni. Quando gli prestiamo vera attenzione, ci rivela un universo di esperienze: dalla padronanza dei movimenti alla loro naturale grazia, dall’intensità delle sensazioni fisiche alla profondità del respiro. Sono tutte manifestazioni della nostra vitalità ed energia.
Ma perché, allora, tendiamo così spesso a disconnetterci dal corpo, escludendolo dalla nostra percezione? Non è semplicemente per evitare il dolore – raramente la nostra vita è così intrisa di sofferenza da richiedere una vera anestesia fisica.
La verità è più sottile: spesso ci distacchiamo dal corpo perché ci ricorda, con disarmante chiarezza, che non possiamo controllare tutto. Ci mostra, momento dopo momento, come ogni cosa sia in costante evoluzione, ponendoci continuamente di fronte all’inaspettato e al nuovo.
È proprio questa saggia incertezza, questo vivere istante per istante, che spesso ci disturba tanto da spingerci a “spegnere” le sensazioni corporee. La mente ci illude di poter dominare la realtà, mentre il corpo ci ricorda che siamo solo una goccia nell’oceano, parte di un tutto più grande e interconnesso.
Nel corpo incontriamo le nostre paure più profonde: quella di cadere, di essere abbandonati. La mente può costruire certezze illusorie che il corpo non riconosce, e questo divario rischia di renderlo rigido e insensibile.
Se l’uomo non svanisse mai come il fumo su Toribeyama, ma durasse per sempre in questo mondo, quante cose perderebbero il loro potere di commuoverci. La cosa più preziosa nella vita è la sua incertezza. Haiku giapponese
Pratica di mindfulness: Diventare amici dell’incertezza
©Nicoletta Cinotti 2024 Il programma di mindfulness interpersonale

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