Al di là dell’idea
di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato
c’è uno spazio.
Ti incontrerò là.
Rumi
Al di là dell’idea
di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato
c’è uno spazio.
Ti incontrerò là.
Rumi
C’è una frattura
dalla quale emerge ciò che è intatto.
Una distruzione da cui
emerge qualcosa di indistruttibile.
C’è un dolore al di là di ogni dolore
che conduce alla gioia
e una fragilità dalla cui profondità
emerge la forza.
C’è uno spazio vuoto troppo ampio per le parole
uno spazio che attraversiamo con ogni perdita
Al di fuori di questa oscurità siamo benedetti
C’è un grido più forte di qualunque suono
i cui bordi seghettati tagliano il cuore
e mentre rompiamo ciò che è indistruttibile
impariamo a cantare.
Rashani Rea
La brezza del mattino ha dei segreti da rivelarti.
Non tornare a dormire.
Chiedi ciò che vuoi davvero.
Non tornare a dormire.
Le persona vanno su e giù per le colline.
Là dove i due mondi si toccano.
Non tornare a dormire.
La porta è aperta.
Non tornare a dormire.
Rumi
Basta così. Queste poche parole bastano.
Se non queste parole, questo respiro.
Se non questo respiro questo starmene qui seduto.
Questa apertura alla vita
Che abbiamo rifiutato
Sempre e di nuovo. Finora
David White
David White
Io è questo confine
che talvolta ti abbraccia?
O l’angelo pacato
che si posa sulla sera,
o il limite del pieno,
io sono i minuti
persi o lavorati? E’ la paura,
il gigante che si siede
caparbio sul tuo petto
lungo le ore notturne del pensiero?
Ferma la farfalla della mente,
cos’è io?
E’ io che incontra tu?
O è il vuoto che abbraccia il vuoto
e io e tu tremanti
si stringono nell’ombra la mano?
E’ io che balbetta davanti al nome
dell’alba e del tramonto mentre
il vuoto immenso ringrazia silenzioso
la meraviglia senza nome
che sorge e passa passa
e sorge? Io è la legge
che non vede se stessa
e le bandierine leggere
che seminano nel vento
alfabeti di preghiera?
Io è la gemma
che hai tra le labbra
che la morte furtiva
farà fiorire baciando?
Un tappeto di preghiera
è io
quando il limite
in te si inchina?
Chandra Livia Candiani
Cravarone luglio 02
Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.
Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?
Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.
Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.
Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.
Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.
Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.
Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.
Peter Handke
Progetto finanziato con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)
Programma Regionale Liguria 2021–2027 – Azione 1.2.3 “Supporto allo sviluppo di progetti di digitalizzazione nelle micro, piccole e medie imprese”.
CUP: G34E24003120005

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