“Amare qualcuno significa leggerlo. Significa saper leggere tutte le frasi che ci sono nel cuore dell’altro, e leggendolo liberarlo. Significa dispiegare il proprio cuore come una pergamena e leggerlo ad alta voce, come se ciascuno fosse lui stesso un libro scritto in una lingua straniera…leggere così l’altro significa favorirne il respiro, ossia farlo esistere. Forse i pazzi sono persone che nessuno ha mai letto, resi furiosi per il fatto di contenere frasi che nessuno sguardo ha mai percorso. Sono come dei libri chiusi…si legge in una persona come in un libro, e questo libro si illumina quando viene letto e ci illumina a sua volta, come fa per un lettore una bellissima pagina di un libro raro.”
(C. Bobin)
poesia del giorno
La mia Genova
Ma…la mia Genova non è come la vostra
la mia Genova ha il vento nelle ossa
carta nelle scarpe, non cartoline
terra nelle unghie e il cuore pien di spine…
La mia Genova contempla esterrefatta
le botte venute giù come tempesta
nel buio atroce di una scuola
manganelli che facevan festa
lasciando echi di urla e denso sangue sporco
un nuovo tipo di pesto…col fiato della morte!
No! La mia Genova non è come la vostra
è tutta una salita, non ha nemmeno una discesa
non ha banche sotto casa e fa fatica a far la spesa
perché la mia Genova è salata, non conosce salotti
e chiama pranzo o cena il latte coi biscotti.
La mia Genova è di un ragazzo
un novello “Perasso”
spalmato sull’asfalto, piccola piuma come tante
nel ricacciare indietro l’alito pesante
di assurde carabine vomitanti.
Ma la mia Genova non si sente sola
e se di notte piange sulle braccia viola
si compenetra nel mare e si fa onda
e sugli “ospiti sgraditi” non si confonde
perché la mia Genova si fa molto domande
e di fronte all’idiozia…stende le sue mutande!
Roberto Marzano
Io sono nessuno
Io sono nessuno! Tu chi sei?
Sei nessuno anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!
Che grande peso essere qualcuno! Così volgare – come una rana,
che gracida il tuo nome – tutto giugno ad un pantano in estasi di lei!
Emily Dickinson
Song…(tornare al corpo)
Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
di solitudine
sotto il fardello
dell’insoddisfazione
il peso,
il peso che portiamo
è amore.
Chi può negarlo?
In sogno
ci tocca
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell’immaginazione
s’angoscia
fino a nascer
nell’umano
s’affaccia dal cuore
ardente di purezza –
poiché il fardello della vita
è amore,
ma noi il peso lo portiamo
stancamente,
e dobbiam trovar riposo
tra le braccia dell’amore
infine,
trovar riposo tra le braccia
dell’amore.
Non c’è riposo
senza amore,
né sonno
senza sogni
d’amore
sia matto o gelido
ossessionato dagli angeli
o macchine,
il desiderio finale
è amore
non può essere amaro
non può negare,
non può negarsi
se negato:
il peso è troppo
deve dare
senza nulla in cambio
così come il pensiero
si dà
in solitudine
con tutta la bravura
del suo eccesso.
I corpi caldi
splendono insieme
al buio
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l’anima viene
gioiosa fino agli occhi
sì, sì,
questo è quel
che volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
tornare
al corpo
dove sono nato.
Allen Ginsberg
Non basta aprire la finestra
Non basta aprire la finestra
per vedere la campagna e il fiume.
Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.
Bisogna anche non aver nessuna filosofia.
Con la filosofia non vi sono alberi:
vi sono solo idee.
Vi è soltanto ognuno di noi,
simile ad una spelonca.
C’è solo una finestra chiusa
e tutto il mondo fuori;
e un sogno di ciò che potrebbe esser visto
se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede
quando la finestra si apre.
Fernando Pessoa
La quiete di quest’ora
La quiete di quest’ora
è solo un segno di se stessa?
Non son le macchie che si muovono,
rapide, quasi
accecanti,
sopra la tenda, un risvegliarsi del cielo semplice,
una chiamata della chiarità?
Guarda nelle tue mani, nella pagina
che non è ancora scritta le parole più povere.
Guarda quel nulla che ora
è gracile forma, pura,
del mondo in questa stanza, in questa casa,
sotto il cielo offerente.
Andrés Sanchez Robayna
