Chi sa come si pensa alle corse perse?
O questo mio pensarti essendo tu
visione è forma mimetica di tutto
lo sparire? Ma dove vai se sono io
il tuo artefice, se quello che di te sai
è quello che ti ho lasciato sapere?
© Mauro Maconi
Chi sa come si pensa alle corse perse?
O questo mio pensarti essendo tu
visione è forma mimetica di tutto
lo sparire? Ma dove vai se sono io
il tuo artefice, se quello che di te sai
è quello che ti ho lasciato sapere?
© Mauro Maconi
Forse hai ragione ancora una volta.
È come dici tu: siamo al riparo
dagli inverni in questa casa
dove vola appena la polvere dei libri
e ogni cosa è in ordine
come hai sempre desiderato.
Allora perché, ti chiedo, perché
per tutta la notte e perfino nel sogno
sembrava che nella camera fosse entrata
la tormenta di neve che raccontava mia madre
rabbrividendo ancora per quelle bianche strade
assiderate, gli amici introvabili, gli stenti?
Perché un vento di tormenta mi gelava
tra le coperte poco prima dell’alba?
© Stefano Simoncelli Da Giocavo all’ala (peQuod, 2004)
C’è una forza che tiene e ha una forza
che tira avanti come un animale
non chiede niente e si prolunga buia
nel suo buio venire in mezzo al mondo
travolge tutto dalle sue radici
via dalla memoria di qualcuno
puntando oltre, verso più nessuno
averla dentro leva da sé stessi
come va via da te quello che dici.
Silvia Bre, Poesia, Rivista internazionale di cultura poetica, n°31
Little Kaddish
per mio figlio, David
Sono morto quando sei morto tu,
mio caro,
piccolo ravanello del grande mondo rosso
piccolo kaddish del mio respiro
il mio digiuno è finito
il mio attimo è compiuto
Io sono il verme
sul fondo del mezcal,
io sono il vento
parassita che corre inseguendo le tue ceneri
per trattenere il calore
in memoria del tuo fuoco,
per nutrire il cuore della luce
perchè il mio non c’è più.
©Jack Hirschman
Una poesia dedicata ai ragazzi che hanno perso la vita a Crans Montana e ai loro genitori, per nutrire il cuore della luce
E ancora, in certe notti,
siamo schiacciati sui guanciali
da montagne d’ombra cerebrale. Ancora!
Stiamo lì a volte spaventati da una prova imminente
o doloranti per un abbandono insuperabile,
e siamo soli, senza le parole.
Ma quante notti vi chiedo.
Quante notti ancora dobbiamo attraversare, quanta ombra
in cui lasciare peso e farci poi creature risolte
fino a diventare, per gioia, contagiose?
Questa è la cosa più bella, la più bella
cosa che dite: trasformare il dolore in bellezza.
Vale una vita questo.
Dite che sempre qualcuno c’è riuscito.
Sempre, sempre.
Ci riusciremo ancora? questo vi chiedo.
Ma c’è ancora dolore? o solo scontentezza,
distrazione. Una chimica che simula salvezza
e invece ci deruba del nostro stare male.
Ci indebolisce. E nel dolore, ci ottenebra,
ci assopisce.
No. Non lo dimentico.
Non dimenticherò mai le vostre preziose parole:
“sii fedele a te stessa e al mistero.
Il resto è tradimento del vero”.
No. Non lo dimentico. Care Voci. Care.
Un estratto da “Voci di tenebra azzurra” di Mariangela Gualtieri Stampa2009.it Tiratura limitata a 500 copie www.stampa2009.it
Una verità dovrebbe esistere,
non andrebbe usata
così. Se ti amo
questo è un fatto o un’arma?
© Margaret Atwood, Esercizi di potere, Nottetempo edizioni
Progetto finanziato con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)
Programma Regionale Liguria 2021–2027 – Azione 1.2.3 “Supporto allo sviluppo di progetti di digitalizzazione nelle micro, piccole e medie imprese”.
CUP: G34E24003120005

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