Una goccia di pioggia tremava sull’edera.
Tutta notte è rimasta nell’ombra umida
che d’improvviso
la luna ha illuminato.
JOSÉ EMILIO PACHECO
Una goccia di pioggia tremava sull’edera.
Tutta notte è rimasta nell’ombra umida
che d’improvviso
la luna ha illuminato.
JOSÉ EMILIO PACHECO
Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse
fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi
giorno che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.
Attilio Bertolucci, Sirio
Paesaggio in movimento
Si deve saper andare via
e tuttavia essere come un albero:
come se le radici rimanessero nel terreno,
come se il paesaggio si muovesse e noi restassimo fermi.
Si deve trattenere il fiato,
finché si calma il vento
e l’aria estranea inizia a girarci intorno,
finché il gioco di luci e ombre,
di verde e di blu,
crea gli antichi disegni,
e siamo a casa,
ovunque essa sia,
e possiamo sederci e appoggiarci
come se fossimo alla tomba
di nostra madre.
Hilde Domin, Alla fine è la parola
Il mio vicino di casa è robusto.
È un ippocastano di corso Re Umberto;
ha la mia età ma non la dimostra.
Alberga passeri e merli, e non ha vergogna,
in aprile, di spingere gemme e foglie,
fiori fragili a maggio,
a settembre ricci dalle spine innocue
con dentro lucide castagne tanniche.
È un impostore, ma ingenuo: vuole farsi credere
emulo del suo bravo fratello di montagna
signore di frutti dolci e di funghi preziosi.
Non vive bene. Gli calpestano le radici
i tram numero otto e diciannove
ogni cinque minuti; ne rimane intronato
e cresce storto, come se volesse andarsene.
Anno per anno, succhia lenti veleni
dal sottosuolo saturo di metano;
è abbeverato d’orina di cani,
le rughe del suo sughero sono intasate
dalla polvere settica dei viali;
sotto la scorza pendono crisalidi
morte, che non saranno mai farfalle.
Eppure, nel suo tardo cuore di legno
sente e gode il tornare delle stagioni.
Primo Levi Ad ora incerta
voglio una striscia di carta
alta come me
un metro e sessanta
e sopra una poesia
che urla
quando ci si passa accanto
urla lettere nere
pretende l’impossibile
coraggio civile per esempio
questo coraggio che nessun animale ha
condivisione del dolore per esempio
solidarietà al posto di un gregge
parole estranee
da rendere familiari con l’azione
uomo
animale che condivide dolore
uomo
animale che conosce la condivisione
uomo parola estranea-animale parola-animale
animale
che scrive poesie
poesia
che pretende l’impossibile
da chi ci passa accanto
urgentemente
e non si può evitare
come se gridasse
“Bevi Coca-Cola”
Hilde Domin, parte terza della poesia Tre modi di scrivere poesie, in Con l’avvallo delle nuvole, a cura di Paola Del Zoppo e Ondina Granato, Del Vecchio Editore, 2011
Qualche volta scrivere siede in te come un animale selvatico.
Forse ne scorgi i suoi occhi.
Forse non vedi nulla
ma i tuoi capelli sulla nuca
sanno che c’è
proprio nel punto in cui l’ombra è più profonda.
Spesso l’ombra mente
su cosa nasconde.
La pantera che ti ha spaventato
nell’infanzia
è vecchia ormai. Non più selvaggia
è stanca di guardare il tesoro
che ti lasci alle spalle
cieca e sorda, ti darà tutto
se la lasci andare.
Ma come potrai sapere
se la volpe sulla collina
porta nel cimitero lo stesso nome di tua madre
o se è la stessa volpe che hai visto attraversare
il cortile nella neve
a meno che tu non metta la penna sul foglio
e la usi per liberare
l’animale che si nasconde
nell’ombra delle tue mani?
Pat Schneider.
Photo by Linnea Sandbakk on Unsplash
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