Argomento
Cristina Griffo
Vivere nella testa
Il nostro fine, in questo programma, è essere più consapevoli, e più spesso. Un potente condizionamento che ci distoglie dall’essere «pienamente presenti» in ogni momento è la nostra tendenza automatica a giudicare la nostra esperienza come non del tutto corretta per qualche verso: «questo non è ciò che dovrebbe accadere, non va abbastanza bene, non è quello che ci aspettavamo o desideravamo». Giudizi del genere possono originare sequenze di pensieri di biasimo, pensieri su ciò che deve essere cambiato, su come le cose potrebbero o dovrebbero essere diverse. Spesso questi pensieri ci riportano del tutto automaticamente a vecchie routine mentali. Possiamo così perdere la consapevolezza del momento, e anche la libertà di scegliere se occorre intraprendere un’azione, e quale, o nessuna azione. Possiamo riacquistare la nostra libertà se, come primo passo, ci limitiamo a riconoscere la realtà della nostra situazione, senza immediatamente farci afferrare dalla tendenza automatica a giudicare, risolvere, o desiderare che le cose siano diverse da come sono. L’esercizio del body scan offre l’opportunità di praticare portando semplicemente una consapevolezza amichevole e guardando con interesse al modo in cui le cose sono momento per momento, senza dover fare niente per cambiarle. Non ci sono obiettivi da raggiungere, se non portare la consapevolezza dove suggerisce l’istruttore; in particolare, non è un obiettivo di questo esercizio raggiungere un qualche speciale stato di rilassamento.
Mindfulness: Al di là del pensiero, attraverso il pensiero by Zindel V. Segal, J. Mark G. Williams, e altri
Una storia evolutiva delle emozioni
Una delle ragioni per cui a volte incominciamo a provare ostilità nei confronti di noi stessi è legata al fatto che non riusciamo – non possiamo – controllare le nostre emozioni. Ci sentiamo imbarazzati, spaventati, timidi nei momenti sbagliati e nessun discorso interiore riesce a mutare la situazione. Così, giorno dopo giorno, iniziamo a costruire una idea negativa su di noi, sulla nostra capacità di gestire quello che proviamo, perché siamo consapevoli che quelle emozioni così scomode – o che, addirittura ci fanno male – sono prodotte da noi ma non riusciamo a liberarcene nemmeno dopo ripetuti tentativi. La ragione per cui non ci riusciamo è evolutiva. Possiamo pensare che ci siano emozioni buone ed emozioni cattive. Oppure possiamo pensare che tutte le emozioni – comode, scomode, neutre – compaiono con uno scopo. Hanno una ragione d’essere. Hanno, dentro di sé una motivazione. Se non individuiamo questa motivazione loro tornano, come maggiordomi fedeli ci avvisano che qualcosa sta bussando alla nostra porta.
Noi possiamo fare i principi sdegnosi e dire che non siamo disponibili a vedere quello che bussa alla nostra porta. Di una cosa però possiamo stare certi: tornerà. Tornerà per assolvere alla sua funzione. Allora, con ogni emozioni la vera domanda che dovremmo porci è a cosa ci serve, qual è la buona ragione per cui proviamo imbarazzo proprio mentre stiamo per fare un discorso pubblico, vergogna proprio mentre dovremmo essere soddisfatti dell’attenzione ricevuta. Paura proprio adesso che siamo relativamente al sicuro.
Io mi trovo, a volte di malavoglia, a ringraziare la mia vergogna. Sentimento scomodo e fecondo che mi aiuta sempre a fermarmi per ritrovare i miei limiti. Se non provassi questa scomoda emozione, così bruciante da sembrare una scottatura, non attiverei quel salvifico processo di misura che mi porta a calibrare l’esposizione e il ritiro. Scomodo farlo attraverso la vergogna? Sì, scomodissimo ma utile. perché le nostre emozioni, alla fine, hanno un solo scopo: quello evolutivo. Il problema è quando diventano uno stato mentale. ma questo te lo racconterò domani.
La cosa centrale, con le emozioni, non è cancellarle o purificarle, ma comprenderle e trasformarle. Sono radicate nella nostra stessa struttura cerebrale e non possiamo sbarazzarcene. Paul Gilbert
Pratica di mindfulness. Self compassion breathing oppure la pratica registrata stamattina – 25 gennaio 2021 – sulla mia pagina FB alle 8
© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT
Ennio Di Tommaso
Dopo il diploma di maturità classica mi iscrivo a Giurisprudenza. L’esperienza
universitaria dura due anni dopo di che inizio a lavorare. Mi sposo, ho due
figli e a 33 anni mi scrivo nuovamente ad un corso universitario. Continuando
a lavorare conseguo la laurea in Psicologia. Poco prima avevo ultimato la
scuola triennale per Consulenti familiari. Frequento un Master biennale in
Formazione Formatori e do il via alla mia carriera di Formatore e Consulente
nell’area Gestione e sviluppo delle Risorse Umane.
Lascio il lavoro e divento libero professionista. Giro l’Italia, conosco persone e
culture organizzative, nazionali ed internazionali, di varia estrazione.
Poi mi fermo nuovamente e divento Responsabile dell’area di Business
Organizzazione e Risorse Umane di una scuola di formazione aziendale.
Quando la scuola viene chiusa, dopo una pausa di riflessione mi colloco
nuovamente sul mercato del lavoro e riprendo a studiare in modo sistematico.
Divento quindi Coach Professionista con credenziali ICF International
Coaching Federation e specializzazione Life ed Executive Coaching.
Appassionato di meditazione e di Mindfulness seguo il protocollo MBSR,
presso AIM Associazione italiana mindfulness con Fabio Giommi e Antonella
Commellato, ed il protocollo MBCT con Nicoletta Cinotti.
Con Nicoletta Cinotti e Susan Bogels ho svolto il percorso formativo per
diventare istruttore di Mindful Parenting, la mia nuova “casa” professionale.
Mail: [email protected]
Sito internet: https://www.editcoach.it
Valeria Garavaglia
Un aspetto che davvero amo del mio lavoro è la varietà e l’integrazione: mi piace confrontarmi con tante
tematiche, mi lascio incuriosire ed affascinare dalla vita umana in tutte le sue forme e nutro un profondo
rispetto ed interesse per le storie, le emozioni, le specificità di ogni persona che incontro, nel contesto
terapeutico e non solo. Come psicologa psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo – Costruttivista e
terapeuta EMDR (Practitioner) per il trattamento del trauma e dello stress, svolgo psicoterapia con
bambini, adolescenti e adulti, offro consulenza genitoriale e attivo percorsi di valutazione e certificazione
dei disturbi specifici dell’apprendimento. Nel contesto psichiatrico, mi occupo poi di riabilitazione e di
recovery, attingendo a piene mani ad una cassetta degli attrezzi che comprende anche lo sport, la
fotografia, la meditazione. Nel 2010 ho infatti incontrato la mindfulness, che ha illuminato il mio percorso
in primis umano e poi anche professionale, aiutandomi a trovare una centratura, ad allargare gli orizzonti,
ad integrare piani differenti e spunti diversi: ho quindi intrapreso una formazione specifica e dal 2017 sono
istruttrice di protocolli Mindfulness – Based formata con AIM (Associazione Italiana Mindfulness). In
particolare, propongo protocolli MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), MBCT (Terapia Cognitiva
basata sulla Mindfulness per le ricadute depressive) e MBCT-ca (Terapia Cognitiva Basata sulla Mindfulness
per i pazienti oncologici, sul quale mi sono formata con le ideatrici Trish Bartley e Christina Shennan). La
formazione sul protocollo di Mindful Parenting Con Susan Bögels e Nicoletta Cinotti è un ulteriore tassello
di un puzzle ricco, multicolore, dai molteplici profumi e sapori, che nutre il mio essere persona ed il mio
essere professionista.
I miei contatti sono:
[email protected]
pagina Facebook: https://www.facebook.com/dott.ssavaleriagaravaglia/
