Mindfulness in Famiglia
Ci sono persone che sembrano purosangue nei modi, scattanti ed energiche, nate per correre. Sanno fare, si organizzano e si lanciano temerarie. Altre invece, assomigliano più a muli, grandi lavoratori, instancabili, ma con la necessità di seguire un proprio ritmo. Piano piano, un passo dopo l’altro.
Se in famiglia siamo tutti purosangue o tutti muli può essere facile capirsi e ascoltarsi, ma non sempre è così. A volte un genitore purosangue può spingere il figlio mulo, ricevendo in risposta solo calci stizziti. Altre un genitore mulo può ritrovarsi sconvolto dall’esuberanza del purosangue, forse spaventato all’idea di non riuscire a tenere il passo.
La pratica di Mindfulness non ci trasforma in quello che vorremmo essere, ma permette di realizzare chi siamo ora e chi abbiamo attorno.
Imparare ad ascoltare l’altro per come è e non per come vorremmo vederlo non è facile, ma possiamo coltivare quest’attenzione ogni giorno.
Niccolò Gorgoni
Il tuo bambino
Margot Sunderland è l’autrice di un libro di accompagnamento alla genitorialità per neo genitori: una categoria molto ricca di pubblicazioni. Ma il libro di Margot è davvero diverso. È avvincente come un romanzo, invita alla riflessione e invece che dare facili ricette – buone per tutti ma giuste per nessuno – spiega come si sviluppa il cervello e la mente di un bambino dando informazioni utili per ogni fascia d’età. In modo che gli interventi dei genitori siano davvero educativi e anche scientificamente radicati nella fase di sviluppo del bambino. Inoltre suscita un sacco di buone domande.Per esempio, le lodi minano la fiducia in se stessi? Si può riconoscere un bambino plusdotato precocemente? Perchè ci sono le liti tra fratelli e come possiamo rispondere?
Perchè è un libro indispensabile?
- Perché il 90% di quello che conosciamo sullo sviluppo del cervello e della mente risale agli ultimi 15-20 anni e quindi, spesso, abbiamo credenze sbagliate e idee obsolete che fanno più danno che educazione.
- Per la prima volta possiamo dare suggerimenti educativi che siano davvero basati su evidenze scientifiche e non su opinioni personali.
- Ci permette di comprendere davvero perchè i primi anni di vita sono così importanti senza suscitare inutili sensi di colpa (in particolare sulle madri) ma basandole su come l’esperienza organizza il sistema cerebrale infantile ( e adulto).
- Ci spiega la differenza – per un bambino – tra una interazione reale (con genitori, familiari, amici) e una virtuale (quella con la televisione per esempio) e come questo influenza lo sviluppo del linguaggio.
- Ci spiega come le emozioni di base interagiscono con lo sviluppo cerebrale e ci spiega quindi perchè certe emozioni – per i bambini – sono dannose. E ci insegna come possiamo regolarle
- Basa le sue affermazioni sulla collaborazione con uno dei più importanti neuroscienziati: Jaak Panksepp.
- E, last but not least, chiarisce perchè una educazione basata sulla mindfulness sia preventiva e curativa rispetto alle emozioni disregolative dei bambini e degli adulti!
Margot Sunderland ha parlato del suo lavoro all’Unicef inglese Margot Sunderland “Il tuo bambino. Come educarlo e capirlo”
Nicoletta Cinotti
Non cercare la perfezione in un mondo che cambia. Piuttosto perfeziona il tuo amore
Sto leggendo un libro molto bello scritto da Moh Hardin, si chiama “A little book of love” ed è un piccolo manuale di saggezza buddista sull’amore e su come portare la felicità in noi e nel nostro mondo.
Parla di come fare amicizia con noi stessi, dell’amore verso il nostro partner e verso i nostri figli, della fiducia, del coraggio e della possibilità di essere autentici.
“Loving your child” è un capitolo dedicato ai bambini, ed è scritto per i genitori, ma vale ugualmente per nonni, zii, amici o insegnanti. Trovo questo passo meraviglioso e vorrei condividerlo con voi:
“Se cerchiamo la perfezione nei nostri bambini o negli altri membri della nostra famiglia, con ogni probabilità li stiamo semplicemente facendo entrare assieme a noi nel nostro film. Noi, nel ruolo di registi, ci aspettiamo che siano all’altezza del nostro copione e dei nostri programmi. Un’aspettativa del genere non può creare un contesto di comunicazione aperta in cui l’amore, o la famiglia, possa crescere e fiorire.
Le aspettative
Anziché misurare i nostri bambini rispetto alle nostre aspettative, possiamo aprirci alla possibilità di vedere i nostri figli così come sono, aprendo le porte all’amore. I nostri bambini, in questo modo, diventano una guida nell’insegnarci come perfezionare il nostro amore, anziché cercare di rendere perfetti loro. Diventano nostri amici nell’aiutarci a coltivare la bodhichitta, la qualità di un cuore nobile e risvegliato. Possiamo crescere assieme ai nostri bambini. Stiamo compiendo lo stesso viaggio. Di fatto, crescere insieme è ciò che fanno le famiglie sane – non solo i bambini, ma anche i genitori.
Valentina Giordano
La mattina al risveglio
Quando succede nella vita che qualcuno, appena sveglio, venga da noi solo per darci un abbraccio o un bacio? Che ci sorprenda per una frase o un gesto, senza nessun preavviso, per anni?
Che colga il nostro umore come un radar? Che capisca subito se siamo felici? Che stia al nostro passo quando camminiamo e al nostro respiro quando dormiamo?
Che finisca per assomgiliarci più di quanto pensavamo e per essere diverso più di quanto credevamo possibile? Quando succede che ci sia così tanta condivisione nelle difficoltà come nella gioia?
Nicoletta Cinotti
Cooperazione e competizione
Qualche anno fa ho letto un libro molto interessante di Barbara Rogoff, docente di Psicologia alla University of California che ha lavorato in una comunità maya in Guatemala per alcuni anni.
Il libro si chiama “La natura culturale dello sviluppo” e approfondisce quanto la cultura in cui viviamo sia importante per lo sviluppo del bambino.
Parlando con alcune mamme dei bimbi che partecipano ai percorsi di mindfulness che guido, mi è capitato più volte di affrontare il tema della cooperazione e di come il nostro sistema scolastico sia altamente competitivo, laddove la mindfulness crea un maggior senso di connessione e di compartecipazione tra i bambini.
Così, ricordandomi di alcuni passi significativi del libro su questo tema e sulle differenze che esistono tra le diverse culture, l’ho ritrovato ed ecco alcune considerazioni interessanti:
“Le differenze culturali nella cooperazione tra bambini sono evidenti sin da tenera età. I bambini euroamericani, non essendo abituati a cooperare, possono sviluppare un senso di sé rigido, che può essere sottoposto a tensione quando il bambino è frustrato nel raggiungimento dei propri obiettivi. Diversi studi hanno creato una situazione di gioco in cui la cooperazione tra i partner poteva determinare un miglior risultato per tutti. I bambini statunitensi entravano in accesa competizione anche quando ciò significava che nessuno avrebbe vinto. Il senso di competizione può essere così radicato in questi bambini che essi gareggiano anche quando questa strategia impedisce loro di raggiungere l’obiettivo del gioco.
L’osservazione di comportamenti più competitivi tra gli individui scolarizzati può essere vista in relazione al diffuso incoraggiamento alla competizione presente nelle scuole. La scuola spesso ricorre a classificazioni e confronti tra gli individui per regolare l’accesso alle varie opportunità. Molte classi scolastiche, negli USA, sono strutturate in modo competitivo, con gli insegnanti che invitano i singoli studenti a rispondere alle domande, lodandoli o correggendoli davanti a tutti. Al contrario, i valori degli indiani d’America prevedono che solo interi gruppi possano competere tra loro, e che il compito dei singoli individui sia quello di contribuire al successo del gruppo. In Giappone, le lodi si manifestano in forma indiretta e non devono mai mancare di modestia.
Oltre al ricorso a lodi e a classi antagoniste, il contributo della scuola alla competitività e alla propensione a distinguersi individualmente può essere legato anche alla suddivisione dei bambini in gruppi della stessa età. I bambini che trascorrono la maggior parte del tempo con compagni della stessa età tendono a essere più competitivi di quelli che interagiscono con bambini più grandi o più piccoli.”
La mindfulness, che significa sempre anche heartfulness, aiuta i bimbi a coltivare sin da piccoli le qualità del cuore, tra cui generosità, gentilezza amorevole, gioia compartecipe, compassione, amicizia, rispetto e connessione ed invita i bimbi ad interagire con altri bimbi di qualsiasi età.
I percorsi sono infatti rivolti a bambini dai 6 ai 10 anni e il clima che si crea è sempre di amicizia, supporto e condivisione.
Valentina Giordano
…come una barca in mezzo al mare
Quando si pratica non si fa altro che osservare quello che succede, col bello e col cattivo “tempo”, come una barca in mezzo al mare.
A volte l’acqua è tranquilla, c’è una brezza rinfrescante e il Sole splende alto in un cielo terso. Stare sulla barca è un piacere. Altre, il cielo resta pulito ma il vento si fa più insistente, il mare è un po’ agitato e forse si avvicina qualche nuvola. L’esperienza è sempre bella, ma non come la vorremmo. Però possiamo stare lì, goderci comunque quello che c’è. Capita anche che il mare sia piatto ma il cielo sia coperto. Non è il massimo, fa anche un po’ freddo. Purtroppo, ci si può ritrovare sulla barca anche quando il mare si alza, il vento soffia incessante e la pioggia batte violenta. Ci si bagna, si viene sballottati da una parte all’altra e sembra non finisca mai. L’unico pensiero può esser cercare di non volare fuori bordo, ma altre volte si resta semplicemente in balia delle onde.
La pratica di mindfulness non ci permette di tornare a riva, siamo comunque in mezzo al mare con la nostra barchetta. Ci aiuta a coltivare la sensibilità che serve per navigare, l’ascolto che è necessario per non finire in mezzo alla tempesta o per solcarla al meglio delle nostre possibilità, quando questa è inaspettata e ci coglie di sorpresa. Ci aiuta a stare quando il cielo è coperto tanto quanto quando è limpido.
Niccolò Gorgoni
