
Essere sensibili significa sentire ciò che accade a noi e agli altri senza bisogno che sia ad alto volume. È una qualità, perché essere sensibili ci permette di vedere più facilmente la prospettiva altrui, permette di accorgerci di più elementi del panorama interno ed esterno. Per questa ragione la sensibilità potrebbe coincidere con la consapevolezza. Per essere consapevoli dobbiamo, infatti, aver sentito. E quindi più siamo sensibili e più siamo consapevoli di quello che accade.
Ci sono delle situazioni in cui la sensibilità diventa eccessiva e tutto ciò che accade ci tocca o ci ferisce in maniera troppo intensa. A quel punto la sensibilità diventa un’arma a doppio taglio: perché sentire aumenta il doversi difendere dal dolore di aver sentito. È come se fossimo senza pelle. In quel caso parliamo di ipersensibilità.
Così, se la sensibilità è preziosa, l’ipersensibilità è dannosa perché rende i rapporti tra noi e il mondo più complessi. Il rischio in questi casi è sempre lo stesso: trasformare la difesa in punizione. Punire gli altri con la nostra assenza, con il nostro ritiro, con la nostra distanza. Lo facciamo perché abbiamo sentito male nel rapporto con loro. Questo non servirà a metterci al sicuro – come crediamo – ci renderà sempre più solitari e sempre più vulnerabili alle ferite che nascono dall’imprevedibilità dell’incontro. Perché è l’imprevedibilità che, alla fine, è la causa della nostra ferita. È accaduto qualcosa che non ci aspettavamo, qualcosa che ci fa sentire impreparati. Ma non è stato fatto contro di noi. È avvenuto perché la vita è più grande dei nostri programmi.
Non possiamo allora che aumentare la nostra capacità di consolarci, di calmare le nostre reazioni, sapendo che, spesso, non sono gli altri che ci fanno male, ma è la nostra stessa sensibilità che ci ferisce. Non possiamo che ricordarci, ancora e ancora, che ogni giorno nasce nuovo. Come noi.
Rinnovati completamente ogni giorno; fallo ancora e ancora, per sempre ancora. Iscrizione cinese
Pratica di self-compassion. Addolcire, confortare, aprire.
© Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo MBCT online. Ultimi giorni per l’iscrizione in early bird

Alessandra Avolio dice
Allora una persona che fino a ieri è stata sensibile ed oggi improvvisamente sembra l’esatto opposto, dandoti la sensazione di non averla mai realmente conosciuta, rasentando spesso e volentieri la cattiveria? Vuol dire che è successo qualcosa nella sua vita di inaspettato che l’ha fatta cambiare? E che non tornerà quella di una volta? O sono io ad averla idealizzata, ed effettivamente non è mai stata quella che credevo di conoscere? E cosa posso fare per non soffrire più per questo, se lo stato dei fatti resta tale?
nicoletta cinotti dice
Ciao Alessandra, a volte cambiamo la nostra sensibilità quando mutano le nostre emozioni. Forse la persona di cui parli, e di cui io non so niente nemmeno che relazione c’era tra di voi, ha mutato i sentimenti nei tuoi confronti. Momentaneamente o durevolmente e questo è il suo modo di farti capire che non è così coinvolto con te, almeno non come era prima. Un momento difficile per te che può darti nuove prospettive. Non dobbiamo farci incatenare dalla nostra ostinazione di avere indietro quello che c’era prima. Un saluto affettuoso Nicoletta