Nel tagliarmi le unghie dei piedi
il pensiero corre per analogia
alla forma della poesia;
questa pratica mi evoca
la fine perizia tecnica
di scorciare i versi cadenti;
limare le punte acuminate,
arrotondare gli angoli sonori
agli aggettivi stridenti.
È bene tenere le unghie corte
lo stesso vale anche per i versi;
la poesia ne guadagna in igiene
e il poeta trova una nuova Calliope
a cui ispirarsi: la musa podologa.
Valentino Zeichen, Neomarziale 2006
poesia del giorno
Per te
Per te mi spoglio fino alla guaina dei nervi.
Tolgo i gioielli e li appoggio al comodino.
Sgancio le costole, stendo i polmoni su una sedia.
Mi sciolgo come un farmaco nell’acqua, nel vino.
Sgoccio senza macchiare, me ne vado senza smuovere l’aria.
Lo faccio per amore. per amore scompaio.
Kim Addonizio
Perché ogni volta che guardo una fotografia mi stupisco d’essere bassa
Lo spazio che occupo
davvero non è molto
se raffrontato a quanto
mi penso
a quante volte percorre
il pensiero
il dentro il fuori
la proiezione della mia persona
dal passato al futuro
i molti presenti
in cui mi colloco
pensando
in confronto è poca cosa
il chilometraggio reale del mio corpo
il suo ingombro
la somma delle passeggiate mattutine
pedalare tutta la città
trasportarmi altrove
occupare letti d’alberghi
spiagge
altre stanze
la mia mente
tocca più superfici
bacia più corpi
è in più altrove
quasi divina
trascende il metro e cinquantatré
mi fa alta
onnipresente
presuntuosa mente
Alessandra Racca
Pochissimo mondo esterno
Pochissimo
pochissimo mondo esterno
oggi
ma nella cura silenziosa di ogni cosa
posso intrecciare fili
delle conseguenze.
Chandra Livia Candiani, La domanda della sete
Tenere tra le braccia il mondo
Tenere tra le braccia
la voce del mondo
ospitare i suoni ammucchiati
senza chiedere senso
cullare lingue e pelli
ossa di diverse misure
parole fredde e calde urli e bisbigli
una fioritura spinosa
e corrodere le frontiere
e fare uno strepito sorridente:
sì vieni, ben arrivato
nel mio sbando
c’è sempre posto per te.
© Chandra Livia Candiani, La domanda della sete
Un giorno ti svegli
Un giorno ti svegli
-e con un po’ di cautela-
inizi a toglierti
gli insulti di dosso
come pezzi di corteccia.
Ti togli l’ansietà
come fini garze di seta.
Ti strappi il disprezzo
che si è incrostato sulle tue vene.
Ti confronti con lo specchio
come fosse la prima volta.
Vesti il tuo corpo con manti di tenerezza
e perdoni.
Non c’è tempo
per scagliare pietre.
Silvia Cuevas-Morales
Ringrazio AS che me l’ha segnalata
