Non è difficile essere consapevoli della propria esperienza. Quando prestiamo attenzione la consapevolezza sorge spontaneamente.
La parte difficile è ricordarsi di essere consapevoli.
E’ per ricordare che torniamo al corpo.
Non è difficile essere consapevoli della propria esperienza. Quando prestiamo attenzione la consapevolezza sorge spontaneamente.
La parte difficile è ricordarsi di essere consapevoli.
E’ per ricordare che torniamo al corpo.
Quando ci fermiamo possiamo prendere contatto con quello che è presente. E dichiarare pace alle nostre tensioni.
Dichiarare pace significa non lottare contro le tensioni ma esplorarle con accoglienza e intenzione. Perché le tensioni sono come popoli ribelli, la soppressione li infiamma, la repressione li agita.
Hanno bisogno che qualcuno ascolti i loro diritti. Hanno bisogno che qualcuno dia loro voce.
Perché rimaniamo legati ad una visione statica e limitata di noi?
Perché non diventiamo chi siamo, perché non maturiamo nella nostra direzione naturale e prendiamo invece strade alternative, deviazioni, diversioni che ci rendono più confusi e insoddisfatti?
Questa domanda mi fa compagnia da sempre. Ogni giorno me la chiedo e ogni giorno trovo sfumature di risposte. Forse sfumature della stessa risposta.
Perché fa paura attraversare la linea d’ombra.
Quello spazio in cui non siamo più chi eravamo e non siamo ancora chi siamo.
Spesso impariamo a parlare contemporaneamente a quando impariamo a camminare. Parole essenziali, passi semplici e consapevoli.
I bambini non si possono permettere il lusso dell’inconsapevolezza. Devono stare attenti perché hanno appena imparato.
Non è un caso che passi e parole procedano insieme. Perché all’inizio tutto è connesso, e corpo e parola sono la stessa cosa.
Le strade si separano quando perdiamo consapevolezza. E questo trasforma le nostre parole in suoni a volte meccanici e i nostri passi in movimenti senza grounding.
La consapevolezza unisce di nuovo corpo e parola. Restituisce grounding al corpo e coscienza all’anima.
L’impiego delle parole giuste è una funzione energetica perché è una funzione della coscienza. E’ la consapevolezza dell’esatta corrispondenza fra una parola (o una frase) e una sensazione, fra un’idea e un sentimento.
Alexander Lowen, Bioenergetica
Ci sono emozioni e stati d’animo che ci fanno sentire solidi e pesanti, altri evanescenti. Altri ancora leggeri o vulnerabili.
Queste sensazioni sono importanti perché le identifichiamo con i nostri confini e condizionano la possibilità di entrare in relazione con il mondo esterno.
Se ci sentiamo troppo solidi tendiamo ad imporci, se ci sentiamo troppo vulnerabili tendiamo a ritirarci.
Allora, anziché trasformarle in azioni relazionali, perché non proviamo a sintonizzarci con noi stessi per comprendere cosa ci spinge in quella direzione?Queste sensazioni non parlano delle nostre relazioni. Parlano di noi, del nostro umore e dei nostri sentimenti di fondo.
Sintonizzarci con noi ci aiuterà ad entrare in sintonia anche con gli altri
L’attenzione esagerata al futuro toglie significato e piacere al presente. E, poiché il futuro deriva dal presente, la perdita del presente trasforma il futuro in un sogno o in un’illusione. E’ come cercare di costruire una casa senza fondamenta. Tutto quello che si può produrre è un castello in aria.
Quando il futuro sostituisce il presente, quando il fare nega l’essere, sorgono i problemi. Un equilibrio appropriato può essere raggiunto quando la persona o la società sono radicati al corpo, al presente, all’essere. Allora l’Io, il futuro e il fare riposano su solide basi.
Alexander Lowen, Paura di vivere
© Nicoletta Cinotti
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