
In questa settimana ho letto diversi articoli sulle relazioni familiari, per approfondire il tema presentato nell’articolo della NL di ieri, Fratelli e sorelle. Molti di questi articoli non dicevano cose particolarmente nuove ma una ricerca di Oxford mi ha colpito in particolare. Era una ricerca osservativa della relazione madre-bambina/o che si rivolgeva a esplorare il comportamento di madri ansiose con dei pregiudizi sulla loro capacità materna che proiettavano sull’adeguatezza del comportamento dei loro bambini. Fin qui niente di strano: si sentivano inadeguate e quindi consideravano anche i loro bambini in maniera pregiudiziale.
La cosa interessante è che quando queste madri dovevano occuparsi di altri bambini, di pari età dei loro, il comportamento diventava adeguato, capace di intervenire senza interferire e capace di dare la giusta quantità di autonomia e sostegno. Quindi non erano persone prive di questa capacità ma era il fatto di essere in una relazione affettiva, familiare, che bloccava l’accesso alla loro capacità. Quanti di noi si vergognano perchè tra la propria vita affettiva e la propria vita professionale c’è un divario che sembra insanabile? Quante volte ci ritroviamo inermi tra una parte di successo e un bisogno fallimentare di affetto o viceversa, una ricchezza affettiva non compensata dai risultati professionali? Succede perché sono domini diversi, in cui mettiamo in gioco parti diverse di noi. Questo spiega perché, come dice la Szymborska, dobbiamo molto a quelli che non amiamo e spiega anche che la visione di noi rischia di essere più limitata e limitante proprio nelle relazioni più intime. Siamo vittime dei nostri pregiudizi su di noi che diventano profezie che si auto-avverano. Solo che saremo noi, inconsapevolmente ,a muoverci in modo da farla avverare: fermati. Guardati come se ti vedessi per la prima volta: è sempre possibile cambiare storia.
Non siamo i nostri errori, anche se sbagliamo. Che possiamo guardare a quello che ci succede standoci dentro senza venirne risucchiati, senza identificarci, senza trasformarlo in un giudizio su di noi. Possiamo scoprire che, se non ci identifichiamo con i nostri guai e con le nostre grandezze, possiamo iniziare ad avere un’idea più realistica di chi siamo davvero e soprattutto possiamo riprendere a crescere.”— Scrivere storie di guarigione: Mindful writing by Nicoletta Cinotti
Pratica di Mindfulness: Cambio di logica
© Nicoletta Cinotti 2024 Scrivere storie di guarigione. Ultimi giorni in early bird
