Pema Chodron è una delle più amate insegnanti di meditazione americane ed è, ormai, una vecchia signora nata nel 1936. I suoi insegnamenti sono famosi in tutto il mondo per il suo stile franco e diretto che la include sempre nelle difficoltà. Non ha mai nascosto i suoi due divorzi e nemmeno il suo carattere ed è questo che la rende tanto amabile: è come noi ma, nello stesso tempo, è più saggia e compassionevole.
Arrivata a questa età Pema si interroga sulla paura della morte. “Mi fa paura morire”, dice con assoluta franchezza, “ed è proprio per questo che cerco di prepararmi”.
Affronta il tema in modo diretto: quello che ci fa soffrire non è l’impermanenza ma il fatto che pretendiamo che siano durevoli cose che sono in continuo cambiamento. È il nostro rifiuto ad accettare la realtà che ostacola la possibilità di vedere in modo fresco e autentico. Riuscire ad accogliere il costante cambiamento permette alla nostra ansia di acquietarsi. Qualsiasi cosa abbia avuto inizio avrà una fine, siamo continuamente in uno stato di transizione che, nella tradizione buddista, viene definito bardo. Siamo in un bardo – uno stato intermedio – perché l’impermanenza non ha mai fine. Ogni momento che viviamo ha una qualità irripetibile che trasforma continuamente l’esperienza presente in un ricordo. Questo ci dà il senso della nostra vulnerabilità, una malinconia che non possiamo che accogliere e vivere.
Da questo punto di vista la vita e la morte sono sempre intrecciate perché in ogni momento avviene una fine e un nuovo inizio e più impariamo a stare di fronte a queste emozioni più impariamo a coltivare un cuore compassionevole. Invece che vedere la tristezza come un problema potremmo iniziare a guardarla come il segnale che stiamo imparando qualcosa, forse che stiamo imparando a stare nella transizione e ad accettare la fine.
Le transizioni possono sconvolgere la vita ma sono anche un terreno fertile e promettente. È per questo che Pema presenta, con leggerezza e ironia, uno dei libri più difficili ed esoterici della tradizione buddista. Il libro tibetano dei morti. Presenta la sua lettura e il suo compendio di quel libro che afferma che, se sapremo stare nella transizione, nel passaggio tra la vita e la morte, avremo ancora la possibilità di illuminarci.
Una cosa è certa: il nostro modo di vivere è anche il nostro modo di morire. Il modo in cui accogliamo le sfide imposte dai cambiamenti ci racconta come sapremo stare in quel cambiamento. Che cosa facciamo quando le cose vanno in pezzi è un presagio di quello che faremo quando la nostra vita affronterà quella transizione. E, a questo riguardo, mi rendo conto che per me la paura più grande non è la morte, non è la fine. È stare ogni giorno nella vita accettando il suo imprevedibile cambiamento.
© Nicoletta Cinotti 2023. Addomesticare pensieri selvatici
Pema Chodron Così viviamo, così moriamo, Ubiliber
