
A tutti capita di ricordare, con affetto, quando abbiamo imparato qualcosa di nuovo. L’incertezza, l’attenzione, il timore che hanno accompagnato quei primi momenti suscita, ancora adesso una tenerezza senza ragione. La tenerezza che abbiamo nei confronti di ciò che è piccolo è una forma di rispetto e amore nei confronti della vita.
Sappiamo che ciò che è nuovo, minimo, va preservato, perché è vulnerabile e perché deve crescere. Poi, una volta acquisito, succede, invece, che sorga una specie di sicurezza che può rendere la stessa esperienza meno interessante, anche se più facile.
Quella tenerezza dell’inizio è uno spiraglio della nostra mente originaria. Non è solo la mente del principiante ma è anche la qualità dell’attenzione e del rispetto verso l’esperienza che stiamo facendo, che ci permettono di comprendere come sarebbe se non considerassimo scontata la nostra vita. Come sarebbe se aprissimo la mente alla natura dell’esperienza che stiamo facendo? Potremmo scoprire che la conoscenza non è mai priva di affetto, che la scoperta non è mai priva di stupore. Che il momento presente è un tempo lento e ricchissimo.
Così, a volte, la mente è come un elefante in una cristalleria: schiaccia e piega, annulla e abbatte ma, all’origine la mente è una farfalla. Diamole la primavera.
La tenerezza ci dimostra che al mondo c’è posto per le persone fragili. Chandra Livia Candiani
Pratica del giorno: Gratitudine e accettazione
© Nicoletta Cinotti 2023 Be real not perfect: verso un’accettazione radicale
