
Ci sono alcune illusioni a cui ci aggrappiamo come a ciambelle di salvataggio: ci fanno male, ma non ci decidiamo a lasciarle.
Comincio dalla più perniciosa: la convinzione che, se troveremo la persona giusta, il nostro cuore non si spezzerà mai. È un’illusione che nasce all’inizio di ogni storia d’amore, non importa se l’amore della nostra vita è il lavoro, un partner, un figlio. Lo guardiamo nascere e, mentre lo vediamo crescere, spunta questa certezza, tenace come l’edera: “Non spezzerai mai il mio cuore. Lo so, lo sento, ne sono sicura.” Invece è come se avessimo scelto quella persona, quel lavoro, quell’amico proprio perché spezzerà il nostro cuore nel punto in cui nessun altro sarebbe riuscito a farlo. Solo lui, solo lei, poteva affondare il colpo così in profondità e lasciarci lì, con il guscio del nostro cuore a terra davanti a noi.
Quella ferita può diventare l’occasione per crescere. I granchi e le aragoste, per diventare più grandi, devono abbandonare il loro guscio: lo lasciano andare e per qualche tempo restano molli, esposti, vulnerabili, finché quello nuovo non si indurisce. Non credo che sia del tutto indolore. Anche noi siamo chiamati a crescere così, lasciandoci alle spalle il guscio che ci stava stretto.
Ma siamo animali intelligenti, e allora facciamo una cosa piuttosto stravagante: invece di crescere, cerchiamo di rimetterci addosso il vecchio guscio. A volte cerchiamo anche qualcuno che ci aiuti a rimetterlo in sesto, con un restauro rapido e illusorio. Fino a che una nuova ferita lo farà cadere di nuovo. La vita non concede deroghe alla crescita: se non capiamo, ci ripresenta lo stesso problema. A volte è un invito a cambiare, a volte ad accettare. In ogni caso, a crescere.
La domanda che questa illusione ci lascia è: perché chi amiamo ci ferisce? Forse, direbbe il Piccolo Principe, proprio perché ci siamo addomesticati a vicenda. Chi ci conosce davvero sa metterci, con acume, di fronte alla realtà. Ci tira giù dal letto delle illusioni in cui vorremmo continuare a dormire. Anche il nostro lavoro ci spezza il cuore per la stessa ragione: per svegliarci.
E in quel momento il guscio a terra davanti a noi ci costringe a fare la cosa che, per orgoglio, vorremmo evitare a tutti i costi: chiedere aiuto. Quell’atto così umano e diretto, il movimento con cui si cresce. Proprio come il granchio senza guscio, che per un po’ ha bisogno di un riparo.
Che il nostro cuore ogni tanto si spezzi è inevitabile. L’unica scelta che abbiamo è chi lo spezzerà: le persone, i progetti, le cose che amiamo di più. Oppure gli sconosciuti, se avremo tenuto lontano l’amore per paura di essere feriti.
Pratica di mindfulness: Il cuore dappertutto
© Nicoletta Cinotti 2026 Il programma di mindful self-compassion
