Non ho bisogno di tempo
per sapere chi sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all’indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azioni a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell’equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.
Pedro Salinas
poesia del giorno
Meditazione
Rumino le vocali, meditandole.
La tramontana spazza il mio io di neve.
Il mio respiro giace e lievita profondamente nel mio ventre: l’ho lasciato cadere dopo averlo suonato nei polmoni.
Espirando, mi riapro lentamente con leggerezza distesa.
Sento la quiete a occhi chiusi salire al torace e alle tempie: la vaporosità di una fioritura interiore di ciliegi raggiungere ancora una volta il bianco nel suo avorio splendore, in un odore diverso da quello della neve e del pane. Mi contamina la sensualità di questa effimera, gioiosa, vestizione primaverile, che comprende la forza seminata delle radici e la carie del dolore.
Mi concentro e mi oriento nel calore di questa luce raggiunta.
La mia poesia contiene la ciclicità ritmica del respiro, la sua volatilità anonima.
Le vocali respirate permettono il ritmo nella lingua, tra le consonanti.
Compio un filo cantato nell’occhiello vuoto della O. “Dentro la O” di Anna Maria Farabbi Kammeredizioni
Ancora una storia in quattro atti
1
Siamo duri l’uno con l’altra
e la chiamiamo onestà,
scegliendo le nostre dentellate verità
con cura e puntandole
oltre il tavolo neutrale.
le cose che diciamo sono
vere; sono le nostre intenzioni
tortuose, le scelte
a farle criminose.
2
Certo le tue bugie
sono più divertenti:
le rendi ogni volta nuove.
Le tue verità, noiose o dolenti
non fanno che ripetersi
forse perché ne detieni
così poche.
3
Una verità dovrebbe esistere,
non andrebbe usata
così. Se ti amo
questo è un fatto o un’arma?
4.
Il corpo mente
muovendosi così, il tuo
toccarmi, i capelli, l’umido
morbido marmo dove passo con la lingua
sono bugie che mi dici?
Il tuo corpo non è una parola,
non mente e nemmeno
dice il vero.
È solo
qui o non qui.Margaret Atwood
Di nuovo primavera
Di nuovo primavera, posso reggerla
che spara i suoi aghi sulla
terra, in testa, entrambe
abituate al buio?
Neve sul suolo bruno e
il bruco spinto fuori
il limpido prato variopinto
l’inverno crolla
in indolenti pieghe intorno
ai piedi/ foglie non ancora/ grasso sciolto
Folti boccioli lilla si acquattano
per il balzo ma io
mi trattengo
Non pronta/aiutami
ciò che voglio da te è
un chiaro di luna liscio come
vento, lunghi capelli acquei.
Tratto da Esercizi di potere di ©Margaret Atwood con la traduzione di Silvia Bre
Curiamoci
Non adesso, forse, ma prima o poi arriverà una storia in cui capiremo che ognuna delle nostre ossa è impastata con sudore di tutti, viene dal pallido freddo in cui un miracolo ha bucato il nulla ed è cominciato il mistero in corso, la vita di ognuno ora così tremante e bisognosa di soccorso.
Non adesso, forse, ma capiremo che non dobbiamo sprecare il tempo che passiamo assieme, il tempo di un sorriso, di una passeggiata. Guardiamoci, parliamoci con bella, commovente serietà. Curiamoci.
© Franco Arminio, La cura dello sguardo. Se vuoi acquistarlo da un libraio scrivi a [email protected], spedisce gratuitamente in tutta Italia
La verità vi prego sull’amore
Dicono alcuni che amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un’assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.
Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come un morbido piumino?
È tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità vi prego sull’amore.
Un estratto della poesia “La verità vi prego sull’amore” di W.H. Auden
