Il bello
è non avere
una mente. Sentimenti:
oh, quelli ce l’ho; mi
governano. Ho
un signore in cielo
chiamato sole, e mi apro
per lui, mostrandogli
il fuoco del mio cuore, fuoco
come la sua presenza.
Cosa potrebbe essere una simile gloria
se non un cuore? Oh, mieifratelli e sorelle,
eravate come me una volta, tanto tempo fa,
prima di essere umani? Vi
concedeste di aprirvi
una volta per poi non aprirvi
mai più? Perché in verità
adesso io sto parlando
come voi. Io parlo
perché sono disfatta.
Louise Glück, tradotta da Massimo Bacigalupo
poesia del giorno
Buona giornata mondiale della poesia
Oggi è la giornata mondiale della poesia. O forse dovemmo dire che oggi è il giorno in cui le parole, dopo tanto vagare tornano a segno. Le poesie, sono parole che finalmente mettono insieme mente, corpo e cuore oppure mente visiva e mente sonora. Colpiscono, affondano, fanno sentire meno soli anche se soli si è sempre un po’ ti fanno capire che la solitudine ha un senso e soprattutto un verso, una direzione da dentro a fuori. Così oggi scrivo anch’io.
Non sono mai arrivata in quel luogo
Da dentro a fuori
da sopra a sotto
da me a te
dove ci incontriamo davvero.
L’ho solo sfiorato
tra le porte socchiuse
la sera prima di dormire
la mattina prima di uscire
Da dentro a fuori ci siamo dispersi
da sopra a sotto ci siamo intravisti
è solo quando abbiamo poggiato
per un attimo
il cuore fuori dall’armatura
solo allora ci siamo incontrati
Dopo
spaventati
ci siamo di nuovo salutati.
Lo cerco quel luogo
per incontrarmi
per un attimo
per incontrarti. Nicoletta Cinotti
Buona giornata mondiale della poesia!
Labirinto
E ora qualche passo
da parete a parete,
su per questi gradini
o giù per quelli,
e poi un po’ a sinistra,
se non a destra,
dal muro in fondo al muro
fino alla settima soglia,
da ovunque, verso ovunque
fino al crocevia,
dove convergono,
per poi disperdersi
le tue speranze, errori, dolori,
sforzi, propositi e nuove speranze.
Una via dopo l’altra,
ma senza ritorno.
Accessibile soltanto
ciò che sta davanti a te,
e laggiù, a mo’ di conforto,
curva dopo curva,
e stupore su stupore,
e veduta su veduta.
Puoi decidere
dove essere o non essere,
saltare, svoltare
pur di non farti sfuggire.
Quindi di qui o di qua
magari per di lì,
per istinto, intuizione,
per ragione, di sbieco,
alla cieca,
per scorciatoie intricate.
Attraverso infilate di file
di corridoi, di portoni,
in fretta, perché nel tempo
hai poco tempo,
da luogo a luogo,
fino a molti ancora aperti,
dove c’è buio ed incertezza
ma insieme chiarore, incanto
dove c’è gioia, benché il dolore
sia pressoché lì accanto
e altrove, qua e là,
in un altro luogo e ovunque
felicità nell’infelicità
come parentesi dentro parentesi,
e così sia
e d’improvviso un dirupo,
un dirupo, ma un ponticello,
un ponticello, ma traballante,
traballante, ma solo quello,
perché un altro non c’è.
Deve pur esserci un’uscita,
è più che certo.
Ma non tu la cerchi,
è lei che ti cerca,
e lei fin dall’inizio
che ti insegue,
e il labirinto
altro non è
se non la tua, finché è possibile,
la tua, finché è tua
fuga, fuga. Wislawa Szymborska
Traduzione di Pietro Marchesani
Testamento (femminile n.d.r)
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.
Alda Merini
Il corpo nella poesia di Octavio Paz
Due corpi fronte a fronte
sono a volte due onde
e la notte l’oceano.
Due corpi fronte a fronte
sono a volte due pietre
e la notte deserto.
Due corpi fronte a fronte
sono a volte radici
nella notte allacciate.
Due corpi fronte a fronte
sono a volte due lame
e la notte baleno.
Due corpi fronte a fronte
son due stelle cadenti
nel firmamento vuoto.
Octavio Paz
traduzione di Maria Pia Lamberti, dalla rivista “Poesia”, Anno IX, Novembre 1996, N. 100, Crocetti Editore
Per i vostri 68 anni insieme
Non ho bisogno di tempo
per sapere chi sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all’indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azioni a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell’equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.
Pedro Salinas
