
La distanza e la vicinanza tra noi e gli altri disegnano una geografia delle relazioni. Una geografia implicita di cui, a volte, non siamo consapevoli.
Ci avviciniamo a chi amiamo, o ci allontaniamo, come declinazione del nostro bisogno di intimità con noi stessi. Però se il nostro cuore é affetto dalla callosità provocata dal dolore del passato, possiamo renderci conto che siamo lontani dagli altri anche quando siamo fisicamente molto vicini.
Distanza e vicinanza non sono solo due misure geometriche. Sono misure affettive. Possiamo sentire molto distante una persona fisicamente vicina e molto vicino qualcuno di fisicamente distante. Perché il punto è la callosità del cuore.
Il cuore diventa calloso quando é catturato dalla cicatrice relazionale, misura la nostra disponibilità ad essere vicini agli altri anziché presi dal rincorrere qualcosa di irraggiungibile che renderà il cuore ancora più calloso.
La nostra callosità é come un demone: ci fa credere alla nostra visione del mondo, ci rende amici solo della parte difesa e protetta e ci fa odiare la nostra vulnerabilità. É un demone che, per metterci in sicurezza, ci rende irraggiungibili agli altri e aggrappati al dolore del passato
Il punto però rimane la callosità. Perché se il cuore é avvolto dall’ovatta, isolato dalle nostre difese e protezioni saremo vicini solo alle nostre idee sugli altri. E ci mancherà il contatto reale da cui può nascere una autentica intimità.
Come prima cosa dobbiamo essere consapevoli dei nostri demoni. Poi diventarne amici e lasciar crescere l’amore nei loro confronti. E quando veramente amiamo i nostri demoni può crescere anche l’amore che abbiamo per tutte le parti di noi. É a quel punto del percorso che possiamo vedere e riconoscere anche i demoni degli altri. Lodro Rinzler
Pratica del giorno: Protendersi
@ Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo di Mindfulness interpersonale
