
Momenti salienti e interstizi
Pensiamo alle nostre vite ricordando soprattutto
l’eccezionale e i dolori. Il matrimonio lo ricordiamo
come figli, vacanze ed emergenze. Le parti meno comuni.
Ma il meglio è spesso quando non succede niente.
Come quando una madre prende in braccio la bambina
senza accorgersi e la porta attraverso Waller Street
mentre parla con l’altra donna. E se potesse
conservare tutto ciò? Le nostre vite accadono
negli intervalli tra cose memorabili. Io ho perso
due mille prime colazioni abituali con Michiko.
Ciò che più mi manca di lei è quella cosa
del tutto quotidiana che non riesco più a ricordare. Jack Gilbert
Un esperimento di arte performativa attraverso mindfulness e bioenergetica
“Ci guardiamo allo specchio del bagno, ed eccoci lì, con i nostri brufoli, la nostra faccia che invecchia, la nostra mancanza di gentilezza, la nostra aggressività e la nostra timidezza – tutta quella roba lì.” – Pema Chödrön
L’Arte di abitare il crollo
Lo specchio del bagno non mente mai. È spesso la prima cosa che vediamo di noi al risveglio, dopo aver lottato con la notte e mentre ci prepariamo a incontrare il giorno. Nello specchio del bagno non vediamo chi dovremmo essere. Vediamo chi siamo. E forse, per la prima volta, possiamo dirci: “Ciao, tu. Ti stavo aspettando.”
Quando il mondo ci crolla addosso, si aprono varchi inaspettati. Possiamo scegliere se rimanere tra le rovine o attraversare le aperture che il crollo stesso ha creato. A volte il mondo non ti crolla addosso. A volte sei tu che crolli nel mondo. E scopri che il mondo ti stava aspettando lì, nelle tue macerie, per mostrarti chi sei quando non devi più fingere di essere intero.
Il laboratorio del Vulnerabile Guerriero
Come vulnerabili guerrieri, “tutta quella roba lì” – le difficoltà che incontriamo – può diventare il nostro modo per crescere. Un approccio che sia realista e trasformativo insieme, che vede nelle difficoltà non solo il dolore ma anche l’apertura. Un modo per essere più autentici proprio perché impariamo la danza del “non so”: stare nell’incertezza come porta verso nuove possibilità. Questo è stato il primo virus che ho tenuto quest’anno al Il Lazzaretto a cui fa seguito quello del 28 settembre “Se il mondo ti crolla addosso”(non è necessario aver partecipato al precedente per iscriversi)
Nel buddhismo, chi si addestra al risveglio del bodhicitta è chiamato bodhisattva o guerriero – non un guerriero che ferisce e uccide, ma un guerriero della non-aggressione che ascolta le grida del mondo. Il bodhicitta è quel punto dolce, quel luogo tenero e vulnerabile come una ferita aperta che tutti possediamo.
La Performance Art come pratica spirituale
Oggi crolli e difficoltà sono materia di psicoterapia. Sono i momenti in cui chiediamo aiuto, un aiuto specialistico e professionale. ma se li guardassimo come eventi ineliminabili della vita. Se ci attrezzassimo sapendo che prima o poi incontreremo il crollo? Se considerassimo che la vita è fattta da momenti salienti e interstizi, come dice Jack Gilbert non considereremmo quei momenti di crollo i momenti in cui la nostra vita diventa arte?
“Quando resistiamo al cambiamento, si chiama sofferenza. Ma quando possiamo lasciarci andare completamente e non lottare contro di essa, quando possiamo abbracciare l’infondatezza della nostra situazione e rilassarci nella sua qualità dinamica, quella si chiama illuminazione”. Pema Chodron
Le performance di artisti come Marina Abramović non sono altro che laboratori di consapevolezza in azione, dove i principi del guerriero vulnerabile prendono forma attraverso il corpo e la presenza. Come la sua celebre “The Artist is Present” – 736 ore di presenza meditativa condivisa al MoMA – ogni momento di consapevolezza autentica è una performance che trasforma.
La vita stessa è un lungo percorso di arte performativa, dove ogni transizione – ogni bardo – diventa un’opportunità di presenza e trasformazione.
I lavori più importanti di Marina Abramovich
- Performance come laboratorio di presenza: “The Artist is Present” (736 ore al MoMA) come pratica meditativa condivisa
- Vulnerabilità estrema come forza: “Rhythm 0” dove si offre passivamente al pubblico con 72 oggetti, incarnazione fisica del “guerriero vulnerabile”
- Stare con il disagio: “The House with the Ocean View” (12 giorni in isolamento)come pratica di abitare il bardo
- Pratiche spirituali nell’arte: La performance con lo scheletro che richiama gli esercizi dei monaci tibetani
- Il pubblico come sangha: Come la comunità completa la pratica spirituale
- Il “Metodo Abramović”: Un vero sistema di consapevolezza che include respirazione, meditazione e tecniche di presenza Il Sole 24 OREINSIDEART
Il metodo: tra Mindfulness e Bioenergetica
Io non sono Marina Abramovich è un’affermazione inutile eppure sia la bioenergetica che la mindfulness non si accontentano del racconto ma ci invitano a ritornare nell’esperienza, a stare nell’esperienza così come la viviamo nel momento presente. In un equilibrio delicato tra piacere e disagio – i due piatti della bilancia che disegnano il peso che diamo agli eventi della nostra vita – scopriamo che la forza non sta nell’evitare il dolore, ma nel danzare con esso. La forza non sta solo nel passo che abbiamo già fatto ma nel riconoscere gli elementi della transizione e nel riconoscere che siamo sempre in una transizione.
“Quando ci proteggiamo in modo da non provare dolore, quella protezione diventa come un’armatura, come un’armatura che imprigiona la morbidezza del cuore”. Pema Chodron
Stati intermedi di transizione
Siamo continuamente in uno stato di transizione che, nella tradizione buddista, viene definito bardo – uno stato intermedio. Ogni momento che viviamo ha una qualità irripetibile che trasforma continuamente l’esperienza presente in un ricordo. Le transizioni possono sconvolgere la vita ma sono anche un terreno fertile e promettente.
Come dice Pema: “Se il mondo ci crolla addosso e siamo sull’orlo di non si sa cosa, la prova che ciascuno di noi deve affrontare consiste nel restare su quell’orlo senza precipitare nel baratro.”
La rivoluzione dell’hopelessness
La parola tibetana per speranza è “rewa”, quella per paura è “dokpa”, ma più comunemente si usa “re-dok” che le unisce entrambe. Speranza e paura sono un unico sentimento a due facce: finché ci sarà l’una, ci sarà anche l’altra.
La fiducia, invece, ha radici nelle risorse e nelle capacità personali. Come dice Pema: “Vuoi guarire? Scegli cose che ti diano fiducia e metti, in ognuna di queste cose, il tuo impegno. Vuoi cambiare? Scegli di partire esattamente da dove sei e da come sei.”
La tenerezza come Self-Compassion
Nel percorso di Pema, la self-compassion “parla italiano: si chiama tenerezza”. La tenerezza non è debolezza, ma il fondamento della vera forza interiore. Quando cadiamo, la tenerezza ci aiuta a rialzarci senza il peso della vergogna.
Come pratica: “La prossima volta che commetti un errore, prova a posare una mano sul cuore e dirti: ‘Questo è un momento difficile. La sofferenza fa parte della vita. Posso essere gentile con me stesso in questo momento.'”
L’arte del fallire meglio
“Fail. Fail again. Fail better” (Fallisci. Fallisci ancora. Fallisci meglio) – così Samuel Beckett, citato da Pema nel suo discorso di laurea alla Naropa University. Nessuno parla mai della sottile arte del fallire, eppure è un invito a tenere la crudezza della vulnerabilità nel tuo cuore. È questa consapevolezza che ci può aiutare a stare sull’orlo del. baratro e a non caderci dentro, perché caderci sarebbe perderci mentre accettare di non sapere significa saperci stare dentro.
L’incertezza ha una spinta evolutiva: ci da il coraggio di cambiare in una direzione che, senza quella sonora sospensione, non avremmo saputo percorrere. Come insegna Pema: “La perfezione non è umana. La perfezione umana è imperfezione, nei nostri cuori magnifici che hanno la capacità di amare nonostante.”
Il corpo come strumento di consapevolezza
La bioenergetica ci insegna che il corpo mantiene la memoria delle nostre esperienze. Quando integriamo mindfulness e consapevolezza corporea, creiamo uno spazio dove le difese possono ammorbidirsi, dove “tutta quella roba lì” può essere accolta senza giudizio.
L’invito alla performance
Questo seminario è concepito come un esperimento collettivo, dove ogni partecipante diventa performer della propria vulnerabilità e testimone di quella altrui. Non cerchiamo di evitare il crollo, ma di abitarlo con presenza e compassione.
La meta che ci poniamo è “arrivare a conoscere la paura, farla diventare qualcosa a noi familiare, guardarla dritto negli occhi: non un modo per risolvere i problemi, ma un totale smantellamento dei vecchi modi di vedere, sentire, odorare, gustare e pensare.” Pema Chodron
Informazioni Pratiche
Secondo dei due VIRUS realizzati insieme a Nicoletta Cinotti Attraverso i confini del binomio Potere-Piacere
- Dove: Milano, Fondazione il Lazzaretto, Via Lazzaretto 15
- Quando: 28 Settembre 2025 dalle 10 alle 17
- Livello: Per tutti
- Contributo: A partire da €50
- Sconto 50% per iscritti al Club dei Pestiferi
Come partecipare
Evento organizzato dalla Fondazione Il Lazzaretto di Milano. Clicca qui per iscriverti
“Possiamo essere aperti e allo stesso tempo mettere dei limiti, perché essere aperti significa permettere alla vita di toccarci senza rimanere incellofanati nelle nostre difese.”
© Nicoletta Cinotti 2025
