
Le nostre misure instabili
Siamo creature dalle misure instabili: passiamo dal sentirci giganteschi—credendo che i nostri bisogni vengano prima di tutto—al sentirci piccolissimi, convinti di non valere niente. Queste oscillazioni sembrano dipendere più dall’umore che dagli eventi reali. Ma proprio in questa apparente contraddizione si nasconde una chiave fondamentale per comprendere la nostra natura umana: il fenomeno del “piccolo sé”.
Il piccolo Sé: quando l’ego si ritira
Il piccolo sé è un fenomeno centrale nell’esperienza della soggezione (awe), quel sentimento profondo che proviamo quando ci troviamo di fronte a qualcosa di grande e inatteso. È quello spazio interiore in cui le nostre preoccupazioni e i nostri stress vengono momentaneamente messi da parte, creando un’apertura verso dimensioni che trascendono la nostra quotidianità.
Dal punto di vista neuroscientifico, questo stato è associato a una riduzione dell’attivazione nel default mode network auto-referenziale—quella rete cerebrale responsabile del nostro continuo dialogo interno. Questa disattivazione ci aiuta a comprendere due caratteristiche fondamentali dell’esperienza di stupore: un senso relativamente diminuito del sé e una naturale tendenza verso comportamenti altruistici.
I meccanismi neurali della meraviglia
Le neuroscienze hanno trasformato la comprensione dello stupore da fenomeno puramente filosofico a processo neurobiologico misurabile. Quando sperimentiamo stupore e meraviglia, diverse aree chiave del cervello si attivano in una danza complessa:
La corteccia prefrontale, che controlla le funzioni esecutive, diventa altamente attiva, mentre contemporaneamente si verificano altri processi cruciali:
- Rilascio di dopamina: Lo stupore innesca il rilascio di questo neurotrasmettitore associato al piacere e alla ricompensa, ma non come semplice gratificazione—piuttosto come segnale di salienza e significato.
- Attivazione dell’insula: Questa regione, collegata alla consapevolezza corporea e alle vie del dolore, crea una profonda connessione tra sensazioni fisiche ed esperienze emotive.
- Riduzione del Default Mode Network: L’attività in questa rete cerebrale, collegata al divagare mentale e spesso responsabile dell’ansia, si riduce significativamente.
Le ricerche di Dacher Keltner: effetti misurabili dell’Awe
Le ricerche pionieristiche di Dacher Keltner—raccolte nel suo libro “Awe: The New Science of Everyday Wonder and How it Can Transform Your Life” (tradotto in italiano come “Wow. Come la nuova scienza della meraviglia quotidiana può trasformare la nostra vita“)—hanno documentato effetti misurabili e duraturi dell’esperienza di soggezione:
- Riduzione del narcisismo: Gli studenti esposti a stimoli che inducevano awe mostravano punteggi significativamente inferiori di narcisismo e presunzione rispetto ai gruppi di controllo.
- Aumento della prosocialità: Gli stessi partecipanti dimostravano maggiore disponibilità ad aiutare estranei in difficoltà.
- Benessere negli anziani: I gruppi che durante le passeggiate coltivavano regolarmente la sensazione di meraviglia riportavano minori livelli di insoddisfazione, ansia e depressione.
Narcisismo: custode e ostacolo
Il nostro narcisismo, pur essendo un custode inevitabile della nostra crescita personale, può trasformarsi in ostacolo relazionale. A volte ci impedisce di riconoscere i limiti altrui; altre volte ci fa scomparire completamente nella relazione, dove sembra esistere solo l’altro.
Possiamo persino cadere nell’illusione che la relazione sia una semplice alternanza di ruoli: ora ci siamo solo noi, ora c’è solo l’altro. Inoltre, il narcisismo rende difficile l’accettazione delle inevitabili perdite, vissute come impoverimenti personali piuttosto che come eventi universali dell’esistenza umana.
Saper mantenere la capacità di meravigliarsi significa non dare nulla per scontato, coltivando quella che Suzuki Roshi chiamava “mente del principiante”:
“Il vero segreto dell’apprendimento è avere sempre una mente da principiante perché nella mente di un principiante ci sono molte possibilità, nella mente di un esperto, poche.”
La distinzione cruciale: stupore e curiosità
È fondamentale distinguere tra stupore e curiosità. Il motore della ricerca non è lo stupore in sé, ma la curiosità che emerge immediatamente dopo averlo provato. La curiosità rappresenta la volontà di uscire dallo stupore, di trovare una soluzione al rompicapo che ci si è presentato.
Lo stupore: quando le parole svaniscono
Lo stupore si caratterizza come quella condizione in cui la sorpresa rimane ancora “disarmata”, priva di strumenti concettuali classificatori. È il sentimento suscitato dall’urto con una realtà imprevista che eccede le nostre aspettative, le schianta e le riordina completamente.
In questo stato di sospensione cognitiva ed emotiva, scopriamo la nostra vulnerabilità creativa, quello spazio fertile in cui nascono nuove possibilità di comprensione.
Lo stupore cerca compagnia: la lezione di Rachel Carson
La biologa e scrittrice americana Rachel Carson ci ricorda una verità profonda: “Se un bambino deve mantenere vivo il suo innato senso di meraviglia, ha bisogno della compagnia di almeno un adulto che possa condividerlo, riscoprendo con lui la gioia, l’eccitazione e il mistero del mondo in cui viviamo.”
Questa osservazione ci pone una domanda essenziale: possiamo essere quell’adulto capace di meraviglia condivisa?
Bruno Munari, con i suoi laboratori rivoluzionari, ha dimostrato come invitare bambini (e adulti) a esplorare con le mani e tutto il corpo le molteplici sensazioni derivanti dalla scoperta fisica di materiali diversi. Un’esperienza plurisensoriale che ci ricorda di chiederci costantemente: Cosa vedo? Cosa ascolto? Cosa sento con l’olfatto? Qual è il gusto che provo? Cosa sto toccando?
La ragione poetica: quando pensiero e meraviglia si incontrano
La poesia può diventare uno dei luoghi privilegiati per incontrare quella meraviglia che nasce dal mettere insieme, in modo inedito, elementi conosciuti per generare qualcosa di completamente nuovo.
María Zambrano ci offre una chiave interpretativa illuminante:
“La violenza vuole, mentre la meraviglia non vuole nulla. A questa è perfettamente estraneo il volere; le è estraneo e perfino nemico tutto quanto non persegue il suo inestinguibile stupore estatico.”
Il poeta o la poeta rimangono sempre aperti alle cose, “gettati fra di esse, gettati fino alla perdizione”. Mentre i filosofi cercano di capire e spiegare, la ragione poetica si abbandona completamente all’esperienza.
Forse è proprio per questo che poesia e meditazione procedono insieme: entrambe ci invitano a gettarci nell’esperienza “fino alla perdizione”, scoprendo in questo apparente smarrimento una forma più autentica di conoscenza.
Conclusione: verso un’etica della meraviglia
La capacità di stupirsi non è un lusso o un’ingenuità, ma una competenza esistenziale fondamentale. In un’epoca che tende all’automatismo e al disincanto, coltivare la meraviglia diventa un atto di resistenza creativa e di apertura al mondo.
Il piccolo sé che emerge nell’esperienza dell’awe non è una diminuzione, ma un’espansione, un modo per ritrovare la nostra giusta misura in relazione al mistero dell’esistenza. E in questa giusta misura, forse, possiamo trovare tanto la pace interiore quanto la spinta verso una solidarietà più autentica con tutto ciò che vive.
La meraviglia ci ricorda che siamo parte di qualcosa di più grande, senza per questo renderci insignificanti. Al contrario, ci restituisce la nostra dignità di esseri capaci di stupore—e quindi, di trasformazione.
© Nicoletta Cinotti 2025 Mindful aging: invecchiare con grazia e grinta
