
Qualche giorno da, parlando con una persona molto giovane che è appena uscita da una malattia potenzialmente molto grave, mi ha detto che la linea di demarcazione che ha attraversato, le ha portato anche dei vantaggi. Uno dei vantaggi – imprevedibili – di tutto quello che è successo è che si sente vigile, presente, sveglio come non era mai stato prima.
Questa non è una considerazione insolita. Spesso, dopo un evento molto forte ci sentiamo insolitamente presenti, capaci di apprezzare la bellezza della vita, capaci di essere vigili in un modo che prima non conoscevamo. C’è chi dice che questo sarebbe il nostro stato naturale se non scegliessimo di vivere troppo difesi. Vivere da svegli non dovrebbe essere uno stato momentaneo – dopo un evento particolarmente stressante – ma lo stato che incontriamo ordinariamente e che ci permette di gustare la nostra vita.
Stranamente è un frutto che arriva dopo aver attraversato due condizioni che evitiamo accuratamente: la paura e il dolore. Entrambi ci rendono vigili e presenti perché richiedono tutte le nostre energie. Nessuno dice che dovremmo andare a cercarci dolore e paura ma come sarebbe la nostra vita se, invece che evitarli accuratamente, affrontassimo quei dolori e quelle paure che sono presenti e che aspettano il nostro sguardo attento e affettuoso? Come sarebbe se, invece che stordirci davanti ai device elettronici, ci svegliassimo davanti a quello che aspetta cura e attenzione? Come sarebbe, mi domando, se fossi in ogni momento consapevole della finitudine di quello che sto vivendo o facendo?
Mdtre girovagavo dentro di me con queste considerazioni lei mi ha interroto e mi ha detto, “Non è questione di coraggio sa. Il coraggio è quando puoi scegliere se stare o no nell’azione e scegli di starci anche se hai paura. Ma in quella situazione non hai scelta. Precipiti dentro la tua vita totalmente perchè, per un po’ di tempo non ci sono alternative. È uno stato quasi magico che svanisce man mano che nella vita riappaiono le alternative. Sì, mi sono detta, forse il problema è che abbiamo troppe alternative e non entriamo mai totalmente nell’unica vita a disposizione.
Quando ci siamo salutate ha sorriso e mi ha detto, “Non mi consideri saggia. Sono solo informata su come si può vivere e, soprattutto, su come si può non vivere.”
Non sono sicura i aver parlato con una persona reale. Forse era un angelo, una specie di annunciazione e che mi diceva, “svegliati”. Ho la transitoria sensazione di essere sveglia. Non so se durerà ma al momento c’è!
Anziché lottare contro il dolore, gli chiediamo il permesso di esplorare cosa nasconde. Nicoletta Cinotti, Genitori di sé stessi
Pratica di mindfulness: L’isola del Sé
© Nicoletta Cinotti 2026 Reparenting ourselves. Genitori di sé stessi
