Tutti noi abbiamo un giorno a cui vorremmo tornare per cambiare l’ordine degli eventi. Per Lorenzo Tosa quel giorno è il giorno in cui suo padre, ad appena 33 anni, ha scelto il suicidio lasciando due bambini piccoli di 4 e 2 anni.. Ho comprato questo libro perché il tema del suicidio mi interessa professionalmente e Lorenzo è un giornalista genovese che seguo. Quando compri un libro però non sai mai cosa aspettarti anche se leggi la quarta di copertina.
Lorenzo ha scritto un libro, per molti versi, magistrale. Ha preso una storia personale, la sua, e l’ha inserita nel contesto di un’epoca, l’epoca di Lotta continua, a cui apparteneva il padre, del Manifesto, a cui apparteneva la madre. L’epoca in cui esistevano quotidiani che rappresentavano un movimento politico. Anni complessi e rivoluzionari insieme dove, come sappiamo, una parte del movimento politico è diventato lotta armata. Dico che questo libro è magistrale perché quando si parla di episodi personali e si ricostruisce una storia è consigliabile rendere più ampio il discorso per storicizzarlo e permettere a più persone di riconoscersi. Eppure io non ho amato questo libro per la sua parte storica (che è la prima parte). L’ho amato nelle pagine più personali, nello sviluppo di una storia assurda che forse poteva esistere solo in quegli anni, in cui psicologia, psicoterapia, politica si mischiavano liberamente insieme facendo grandi pasticci. Erano anni in cui lo slogan, dopo lo scioglimento di Lotta continua, era che “il personale è politico” e che il Re è nudo.
L’ho amato nel suo ricostruire la storia del padre attraverso le persone che l’avevano conosciuto. L’ho amato nella sua capacità di far vedere i personaggi della sua vita come persone tridimensionali. Ho amato suo nonno Teresio come se fosse mio nonno. Ho contravvenuto, nel gusto, all’aspetto magistrale del libro e mi sono riconosciuta in una bellissima frase, che appare nelle prime pagine, “Sapere o ignorare sono forme simmetriche di salvezza”. Così ho capito che le regole di scrittura non valgono mai quanto il cuore. La scrittura e il lettore vanno dove sta il cuore.
Ho anche capito, una volta di più, che la morte non separa. Che questo padre, di cui Lorenzo non ha ricordi ma solo fotografie, è, per lui, vivo in qualche modo che è difficile spiegare. Questo libro racconta anche come l’ha fatto resuscitare dal silenzio e dallo stigma che aveva circondato la sua morte. Perché il suicidio lascia muti.
Oggi è il compleanno di mia madre: non lo festeggeremo insieme ma non posso che sentirlo un giorno speciale. Anche se lei non c’è più, continua a farmi compagnia. Così accade con i nostri antenati, continuano a farci compagnia anche se non ci sono più.
Lorenzo Tosa, Vorrei chiederti di quel giorno, Vita e morte di un ragazzo che era mio padre. Rizzoli
© Nicoletta Cinotti 2024 Addomesticare pensieri selvatici
