
Quando pensiamo allo stupore, forse ci viene in mente l’entusiasmo dei bambini: lo sguardo che si illumina davanti a una coccinella che cammina sul dito, la meraviglia di fronte a un cielo stellato, la sorpresa che trasforma il quotidiano in straordinario. Con il passare degli anni, questa capacità sembra attenuarsi. Le giornate scorrono veloci, scandite da abitudini, impegni e pensieri ripetitivi. Ma davvero lo stupore appartiene solo all’infanzia?
Le ricerche degli ultimi anni ci dicono di no. Anzi, mostrano che lo stupore non solo è accessibile a tutte le età, ma può avere effetti profondi sul benessere mentale e cognitivo delle persone man mano che passano gli anni. In questo senso, diventa una pratica preziosa all’interno del percorso di Mindful Aging, l’approccio che integra consapevolezza, neuroscienze e spiritualità per vivere l’invecchiamento come una stagione di pienezza e trasformazione.
Lo stupore come “reset” della mente
Il neuroscienziato Dacher Keltner ha dimostrato che le esperienze di awe – momenti di intensa meraviglia e connessione – stimolano la produzione di BDNF, una proteina che favorisce la crescita di nuovi neuroni. È come se, davanti a ciò che ci sorprende, il cervello ritrovasse la sua giovinezza, risvegliando quella plasticità che da piccoli ci rendeva così curiosi e aperti.
Le immagini del cervello raccolte tramite neuroimaging raccontano la stessa storia: durante lo stupore, si attivano le aree legate all’apprendimento e alla creatività. In altre parole, lo stupore non è solo un’emozione piacevole: è un vero e proprio allenamento cognitivo naturale.
La mente del principiante
Chi pratica meditazione conosce bene il concetto di mente del principiante: guardare la realtà senza i filtri della memoria e delle abitudini. Lo stupore ci regala spontaneamente questa freschezza di sguardo. È come se, per un istante, dimenticassimo gli schemi automatici con cui interpretiamo il mondo e tornassimo a percepirlo con occhi nuovi.
Per chi invecchia, questo significa contrastare quella rigidità cognitiva che spesso porta a pensare “so già come andrà” o “non vale la pena provare”. Lo stupore, invece, apre nuove possibilità e ci ricorda che la vita può ancora sorprenderci.
Un antidoto alla ruminazione
Con l’età, aumenta la tendenza a rimuginare: ricordi che ritornano, preoccupazioni che si ripetono come un disco incantato. Qui lo stupore si rivela un alleato prezioso. Le ricerche mostrano che l’awe interrompe l’attività del default mode network, quella rete cerebrale che alimenta i pensieri circolari.
Davanti a un tramonto inatteso, a una poesia che ci commuove o a un paesaggio che ci lascia senza fiato, la mente si ferma. Smette di correre indietro o avanti e si ancora al presente. È un sollievo che porta respiro e leggerezza.
Curiosità e desiderio di esplorare
Un altro effetto sorprendente dello stupore riguarda la dopamina, il neurotrasmettitore della motivazione. Negli anziani, vivere esperienze di meraviglia può riaccendere quella spinta a cercare novità – imparare una lingua, iniziare un hobby, viaggiare, anche solo esplorare un quartiere mai visitato.
Non è esagerato dire che lo stupore ci restituisce il gusto dell’avventura, anche nelle piccole cose. E chi continua a coltivare la curiosità mantiene la mente più giovane e flessibile.
Quando il tempo si dilata
Forse l’aspetto più poetico dello stupore è la sua capacità di alterare la percezione del tempo. Quante volte, davanti a un momento intenso, ci sembra che il tempo rallenti o addirittura si fermi?
Keltner parla di temporal expansion: una sensazione che ci regala più pazienza, più presenza e meno fretta interiore. Non è un’illusione, ma un modo in cui il cervello si riorganizza per vivere con maggiore intensità. Per chi invecchia, significa riappropriarsi di un tempo meno ansioso e più pieno.
Lo stupore come pratica quotidiana
Lo stupore non richiede esperienze eccezionali. Certo, la vista di un paesaggio mozzafiato può colpirci, ma possiamo allenarci a riconoscerlo anche nelle pieghe della vita di ogni giorno: una conversazione sincera, una musica che ci emoziona, una poesia che ci apre un varco dentro.
In questo senso, la poesia diventa uno strumento prezioso nel Mindful Aging. Le parole, se accolte con attenzione, possono essere scintille di meraviglia: attivano la mente, risvegliano la sensibilità, ci aiutano a sentire la vita in modo nuovo.

Due Pratiche di Stupore Quotidiano
1. Lo Sguardo Inedito
Scegli un oggetto quotidiano (una tazza, una pianta sul balcone, persino le tue mani). Guardalo come se lo vedessi per la prima volta: nota i colori, le sfumature, la forma, la consistenza.
Chiediti: “Che cosa c’è qui che non ho mai notato prima?”
Permettiti di restare qualche minuto in questa attenzione, lasciando che emerga un senso di meraviglia anche dal più piccolo dettaglio.
Questa pratica allena la mente del principiante e ci ricorda che lo straordinario si nasconde nel quotidiano.
2. Il Diario della Meraviglia
Ogni sera, prima di andare a dormire, scrivi sul tuo quaderno un episodio della giornata che ti ha suscitato stupore o gratitudine.
Può essere qualcosa di grande (un incontro speciale, un tramonto intenso) o minuscolo (il profumo del caffè, un sorriso ricevuto).
Non limitarti a descriverlo: rivivilo per un momento, lascia che il corpo senta ancora quell’emozione.
Questa pratica rafforza la memoria positiva, aiuta a dilatare la percezione del tempo e mantiene viva la curiosità anche nelle giornate più ordinarie.
Coltivare lo stupore non significa fuggire dall’età che avanza, ma abitarla con occhi capaci di vedere la bellezza anche nelle sue pieghe più sottili. È una pratica di ringiovanimento interiore che ci ricorda che non è mai troppo tardi per sorprenderci, per imparare, per vivere pienamente.
Nel prossimo incontro di Mindful Aging, il 2 settembre, avremo con noi Gennaro Madera, un giovane poeta che ci accompagnerà in un laboratorio sullo stupore
“E non sai che via fare
che percorso scegliere.
L’importante è che sia tuo,
tutto tuo.” da “Hai vent’anni” di Gennaro Madera.
Di Gennaro Madera anche la poesia “Nisa”
