
Per lungo tempo ci siamo domandati se la nostra non sia una cultura basata sul senso di colpa, alimentato dalla religione cattolica. Oggi mi sembra che si possa iniziare a dire che siamo diventati una vera cultura della vergogna. Una vergogna che non ci rende più rispettosi delle regole, come nella cultura orientale, ma più vulnerabili dal punto di vista narcisistico.
Pensa ai social media: ci espongono continuamente al giudizio – e all’attenzione – degli altri, e questo ha amplificato le occasioni in cui possiamo sentirci in imbarazzo o inadeguati anche per piccolissime imperfezioni, visibili al nostro sguardo critico e magari assolutamente invisibili ad occhi esterni.
La vergogna interna
Perché la vergogna ha, in realtà due origini, una interiore e una esterna. La vergogna interna è quella che alimentiamo continuamente con il nostro dialogo interiore basato sul rimprovero, l’autocritica e la costante disapprovazione. Convinti come siamo che questo possa aiutarci in un progetto di costante miglioramento, rischiamo di fare un uso eccessivo dello strumento correttivo per eccellenza, il rimprovero, facendo così crescere il nostro senso di inadeguatezza anziché la fiducia nelle nostre possibilità.
In aggiunta a questo va detto che le culture mediterranee, come la nostra, rimangono culture dell’onore, culture in cui una ferita alla nostra immagine sociale attiva dinamiche archetipiche basate sulla differenza di genere. In poche parole, sarebbe bello essere ancora una cultura della colpa ma, purtroppo, temo che la nostra sia diventata una cultura della vergogna sociale e social
La differenza tra colpa e vergogna
La differenza tra colpa e vergogna è sottile ma importante. Il senso di colpa è legato a qualcosa che abbiamo fatto o che avremmo dovuto fare e abbiamo omesso. La vergogna, invece, ci fa sentire come se ci fosse qualcosa di sbagliato in noi come persone. È come se ci guardassimo attraverso gli occhi critici della società o del nostro giudice interiore che è sempre una versione leggermente più severa dei nostri genitori
Anche gli haters, che abitano in maniera fantasmatica i social, sono soggetti e agenti di questa nuova forma di vergogna. Non si espongono direttamente – caratteristica tipica delle persone che si vergognano – ma cercano di far vergognare le loro vittime che accusano di essere portatori di difetti, a volte francamente immaginari. È il loro senso di inadeguatezza, la loro profonda sensazione di valere poco che li porta verso la vendetta: svalutare i personaggi che si espongono e infrangono così la prima legge della vergogna: isolamento e segreto.
La vergogna è un’emozione innocente
La vergogna è in realtà un’emozione innocente che nasce come espressione del nostro desiderio di essere amati e di appartenere ad un gruppo di riferimento. Ci vergogniamo perché temiamo che una nostra caratteristica personale o un nostro comportamento ci rendano inaccettabili agli occhi degli altri, rompendo la possibilità di appartenere ed essere amati. La vergogna si nutre di convinzioni errate su di noi che ci fanno sentire isolati e ci spingono a evitare situazioni in cui potremmo sentirci in difficoltà. Proprio per questa ragione spesso confondiamo la vergogna con l’ansia. In realtà il legame tra queste due emozioni è un legame strettissimo che segnala quanto ci sentiamo in pericolo, vulnerabili, esposti a minacce reali e immaginarie.
La vergogna esterna
Accanto alla vergogna interna esiste la vergogna esterna, un’emozione complessa che nasce quando ci sentiamo esposti e giudicati dagli altri. A differenza della vergogna interna, che riguarda come vediamo noi stessi, quella esterna è tutta incentrata sull nostra percezione di come gli altri ci vedono. Sono molte le situazioni che possono scatenare questo tipo di vergogna: le situazioni in cui ci troviamo al centro dell’attenzione, magari mentre parliamo in pubblico o quando portiamo avanti un’azione delicata dal punto di vista sociale. Queste situazioni di esposizione possono facilmente farci sentire vulnerabili e soggetti al giudizio altrui.
Ma non è solo questione di essere sotto i riflettori. La vergogna esterna può emergere anche in contesti più quotidiani, come quando crediamo di non rispettare le norme sociali o di deludere le aspettative degli altri. Immagina di fare un errore evidente di fronte ai tuoi
colleghi o di non riuscire a raggiungere un obiettivo che tutti si aspettavano da te. Questi fallimenti visibili possono essere potenti trigger di vergogna.
Il body shaming: anello di congiunzione tra la vergogna interna e quella esterna
Nel body shaming la nostra critica interiore fornisce l’esca per la critica esterna, rischiando di alimentare l’aspetto più patologico della vergogna, quello che crea depressione e isolamento sociale. Il costante confronto con gli altri può alimentare il nostro senso di
inadeguatezza e vergogna. Anche le nostre relazioni interpersonali possano essere terreno fertile per la vergogna esterna. Rifiuti, tradimenti, conflitti: tutte queste esperienze possono farci sentire esposti e vulnerabili al giudizio altrui. In definitiva la vergogna esterna tocca il nostro bisogno fondamentale di appartenenza e accettazione sociale e il vero antidoto a tutti i tipi di vergogna è quello che passa attraverso la self-compassion e lo sviluppo di un atteggiamento di accettazione non giudicante delle nostre imperfezioni. In fondo noi siamo
come ostriche. È l’imperfezione del granello di sabbia che produce una perla. Così anche noi possiamo crescere proprio considerando i nostri aspetti di vulnerabilità come le aree in cui, attraverso un processo di riparazione e cicatrizzazione, far nascere la nostra perla.
Un aspetto particolarmente delicato è la vergogna legata a traumi o abusi. Le vittime spesso provano una vergogna “ingiusta”, come se fossero in qualche modo responsabili di ciò che hanno subito. Questo tipo di vergogna può essereparticolarmente dannosa e difficile da superare.
Per affrontare la vergogna dobbiamo essere un po’ come Ulisse: astuti e capaci di adattarci. Dobbiamo trovare modi creativi per gestire questa emozione complicata. In fin dei conti, la vergogna è diventata una parte importante della nostra vita moderna.
Capirla meglio può aiutarci a gestirla in modo più sano, sia per noi stessi che nelle nostre relazioni con gli altri.
©Nicoletta Cinotti 2024
Scheda libro Nicoletta Cinotti, L’ansia per l’imperfezione. Pratiche per andare oltre la
vergogna. Gribaudo editore
Il libro è strutturato in 7 capitoli principali, più un’introduzione e un’appendice, e copre vari
aspetti come:
Le origini culturali e psicologiche di ansia e vergogna
Il desiderio di essere amati e la paura di non essere abbastanza
L’impatto della voce critica interiore
La connessione tra ansia e vergogna
Come la vergogna si manifesta in relazione a fatti reali
Le convinzioni negative su di sé legate a queste emozioni
Gli effetti fisici e neurologici di ansia e vergogna
A conclusione del libro due bibliografie: una bibliografia di approfondimento e una bibliografia poetica per rendere onore a quelle autrici e autori che hanno mostrato il loro “lato esposto” e ne hanno fatto una poesia
