
Hai presente quei sogni in cui scopri che, nella casa, c’è una stanza che non avevi mai aperto. Può essere una stanza da ristrutturare oppure una stanza molto affollata di oggetti o completamente vuota. Non importa, a volte quella stanza c’è davvero nella nostra casa. Qualcosa di più di un ripostiglio. Una mia amica la chiamava “la stanza del caos” dove aveva lasciato gli scatoloni chiusi del trasloco che non aveva ancora aprteo, dove metteva gli oggetti del decluttering. Era una stanza di cui si vergognava e diceva sempre che prima o poi avrebbe dovuto metterci mano.
Mi sorprendeva il fatto che ne parlava sempre come se, il solo entrarci fosse doloroso. Qualcosa da fare rapidamente. Ho capito che, reale o onirica, quella è la stanza della vergogna. La stanza nella quale mettiamo le cose di cui ci vergogniamo e quelle che vogliamo nascondere. Non possiamo semplicemente dimenticarle o buttarle via perché, in qualche modo misterioso, ci appartengono sempre. Non riusciamo a dimenticare le situazioni imbarazzanti della nostra vita. Dimentichiamo cose imbarazzanti ma dimentichiamo tutto il resto. Rimaniamo in contatto con la nostra vulnerabilità per una buona ragione. Sappiamo che, prima o poi, dovremo curarla e, soprattutto, toglierla dallo stanzino della vergogna.
La vergogna ci mette in tre situazioni paradossali:
1. ci fa credere che capiti solo a noi, invece è un’emozione universale;
2. è un’emozione innocente anche se fa male. È quasi la misura della nostra innocenza: chi è criminale non prova vergogna. Quando la prova è perché sta smettendo di essere criminale;
3. è transitoria, anche se lascia segni duraturi. L’ansia dell’imperfezione
Pratica di mindfulness : Pratica sul coraggio e l’audacia
© Nicoletta Cinotti 2025 Il programma di Mindful self-compassion
