
Dove iniziano i nostri piccoli o grandi tormenti quotidiani? La risposta è semplice ma non banale: iniziano quando induriamo il cuore.
Non quando veniamo feriti. Siamo fatti per riparare le nostre ferite, fortunatamente. Cicatrizziamo, ma non dimentichiamo. E così, il cuore si indurisce.
Non accade tutto insieme, ma giorno per giorno, a piccole dosi. Ogni delusione, ogni ferita, ogni distanza tra la realtà e il nostro desiderio: induriamo un pezzetto di cuore. Metaforicamente, un pezzetto grande quanto una monetina da 1 centesimo. Di fatto, mettiamo un interruttore per l’accendersi di un prossimo conflitto.
Accadrà quando una relazione ci porterà proprio lì, a quel pezzetto rigido del cuore. Allora non sapremo rispondere all’evento, ma solo reagire. E la guerra inizierà.
C’è un altro conflitto sempre attivo tra di noi: quello tra ciò che desideriamo profondamente e ciò che desidera la nostra immagine ideale. Anche questo risuona nei nostri comportamenti e nelle nostre scelte. In questo caso però non induriamo il cuore: chiudiamo la mente.
Svegliare il corpo è necessario perché la nostra consapevolezza sia radicata, per sciogliere ciò che ci porta a irrigidire il cuore e chiudere la mente. Ma da solo non basta. Ci vuole un passaggio ulteriore: il più coraggioso.
Ammorbidire il cuore significa andare incontro a ciò che ci ha fatto soffrire, a quello che ci ha spaventato. Significa guardarlo negli occhi e accogliere quello che è stato, fargli spazio. Per una ragione semplice ma non ovvia: è già dentro di noi.
Ammorbidire il cuore non è l’inizio di una lotta: è dare riconoscimento al proprio dolore, connettersi al dolore degli altri, riconoscere che nel dolore non c’è niente di personale. È parte della vita di tutti. E come facciamo pace con questo è basilare per la felicità alla quale aspiriamo.
“Questo è il vero lavoro dei costruttori di pace: trovare la morbidezza e la tenerezza in quel luogo tanto scomodo e starci. Se riusciamo a stare con il nucleo morbido e il cuore tenero, stiamo coltivando i semi della pace.” — Pema Chödrön
Pratica di mindfulness: L’imperfezione e il seme
© Nicoletta Cinotti 2025 Il protocollo MBCT online
