
Quando eravamo piccoli avevamo un gioco speciale. Magari non era il più bello dei nostri giocattoli. Ma era il più caro.
Era il compagno a cui raccontavamo i nostri segreti. Ascoltatore perfetto delle nostre gioie e dei nostri dolori.
Personaggio principale di tutte le nostre storie. Viveva le più fantastiche avventure e, alla fine era sempre salvo.
Quell’oggetto non perdeva mai valore. Il mio erano le nuvole perché mi permettevano di sognare qualsiasi possibilità. Il fatto che non sapevo mai che forma avrebbero preso mi sembrava una sorpresa, un regalo. Credo che tutti abbiamo passato la “fase nuvole”, una fase in cui le cose sono ancora senza forma. Poi abbiamo fretta di dargli una forma e quella forma, a volte, diventa un peso. Quando succede cerco di guardare alla mia vita come se fosse una nuvola, soggetta a continui cambiamenti, piena di nuove possibilità. Questa semplice operazione restituisce curiosità e fantasia. Anche nelle relazioni è così, quando hanno “troppa forma” vuol dire che ci sono troppe abitudini e che diamo per scontato di sapere già come andrà a finire ( e spesso lo facciamo andare a finire proprio in quel modo)
Nessuno ha idea di quanto viaggino le nuvole, di come il cielo sopra di noi sia un continuo incrociarsi di disegni incomprensibili, e di colori che possono gelare il sangue o bruciarlo in un attimo. Nessuno ha idea di come i cieli colorino i volti e gli sguardi, mentre le luci artificiali danno sempre la stessa immagine, rendono fisse le espressioni e persino gli stati d’animo. Roberto Cotroneo
