
Non un terremoto ma un cielomoto. Potrebbe averlo dipinto Turner, fissato alla gomena. Un guanto solitario ci turbinò davanti, a diversi chilometri dalla sua mano. Mi spingerò controvento verso quella casa laggiù, dall’altro lato del campo. Vacillo nell’uragano. Sono radiografato, lo scheletro presenta le sue dimissioni. Il panico cresce mentre io bordeggio, calo a picco e annego sulla terra ferma! Com’è d’improvviso pesante tutto quel che mi devo trascinare, com’è pesante per la farfalla rimorchiare una chiatta! Finalmente ci siamo. Un’ultima lotta con la porta. E ora dentro.
Dietro la grande vetrata… Che strana grandiosa scoperta il vetro – essere vicini senza scontrarsi… Fuori un’orda di velocisti trasparenti in formato gigante corre all’impazzata sul piano di lava. Ma io non vacillo più. Sto seduto dietro il vetro, immobile, il ritratto di me stesso.
©Tomas Tranströmer, Poesia dal silenzio, Crocetti Editore
