
Forse siamo diversamente curiosi. Ci sono persone molto curiose e altre meno. Tutti però abbiamo bisogno di conoscere e di conoscerci: senza questa possibilità la nostra vita è vuota, determinata dalle influenze esterne.
Ma quello che limita la nostra conoscenza personale non è solo la curiosità. L’effetto più profondo è dato dall’accettazione. Se non accettiamo quello che accade e quello che proviamo, lo teniamo fuori dalla porta. E tenendolo fuori, non potremo mai conoscerlo.
È vero per tutto: per le cose piacevoli come per quelle spiacevoli — anche se siamo ovviamente molto più restrittivi nei confronti delle seconde. Accadono, le etichettiamo come negative (anche se spiacevole non equivale a negativo, così come piacevole non equivale a positivo) e cerchiamo di non farle entrare, di non esplorarle, di non farle durare. Ci opponiamo alla vita, lottiamo contro la realtà perché quello che è accaduto non sia dentro la nostra esistenza. Una battaglia impossibile: è già successo. Rifiutarlo non lo cancella. Ci impedisce però di conoscerlo, di imparare, di cambiare. Perché se non impariamo, apriamo la porta alla ripetizione: quell’evento tornerà a ripresentarsi finché non avremo imparato a rispondere diversamente.
Accettare non significa dire che una situazione ci va bene. Significa esplorare quello che è accaduto per permetterci di imparare dall’esperienza.
La vera ragione per cui rifiutiamo di accettare è sempre la stessa vecchia ragione. Non è perché l’accaduto è spiacevole, e nemmeno perché non ce lo meritavamo. Non accettiamo perché abbiamo paura di scoprire una nostra misteriosa inadeguatezza. Una nostra misteriosa responsabilità. Ma non siamo inadeguati: siamo solo resistenti rispetto ai compiti che la vita ci assegna. E la vita, si sa, è come l’insegnante che non abbiamo amato a scuola: non sente ragioni.
Non accettare, non conoscere, predispone alla ripetizione. Perché la vita è scolastica e non permette di saltare esami.
Avete il diritto di accettare e rifiutare ma quando rifiutate non vi chiudete: rifiutate la situazione non rifiutate di imparare. Chogyam Trungpa
Pratica di mindfulness: Ascoltare profondamente
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