
Abbiamo bisogno di ricevere attenzione: senza attenzione cresciamo con la sensazione di non essere davvero amati. Perchè nell’attimo in cui riusciamo a catturare l’attenzione degli altri è come se si accendesse una piccola luce. Forse è per questo che la rete è così frequentata e significativa: risponde al nostro bisogno di sapere qualcosa degli altri e di vedere l’attenzione degli altri su di noi. Quell’attenzione struttura un micro-legame: non è sufficiente perché nasca una relazione ma è l’inizio – eccitante – di qualcosa.
Il punto è proprio qui, nel passaggio da quel micro legame alla relazione. L’attenzione è eccitante, fresca, nuova. Così possiamo sviluppare dipendenza da quel brivido che ci regala e fermarsi a quel primo momento. Possiamo diventare dipendenti da quella qualità leggera e veloce e non passare mai alla fase successiva: quella in cui si costruisce la relazione ed è un lavoro che va al di là dell’attenzione. Possiamo credere che ricevere l’attenzione sia già un legame e non facciamo mai diventare storia quello che viene dopo. Rischiamo di diventare così ossessionati dal ricevere attenzione che, anche quando la relazione è iniziata, continuiamo a dipendere da quella scintilla che vediamo negli occhi dell’altro quando abbiamo catturato la sua attenzione, la confondiamo con l’amore. Oppure possiamo tormentare le persone che ci amano con una continua richiesta di attenzione.
Ricevere attenzione dà un brivido ma non è detto che quel brivido sia amore. E se siamo dipendenti da quel brivido possiamo diventare manipolativi al fine di ottenerlo e confondere quello con relazione. Quella non è relazione: è il gusto del potere. Il potere di aver catturato lo sguardo. Ma quello sguardo è un male gaze, uno sguardo da cacciatore che chiede alla preda di essere preda e basta. È un modo da cacciatori di stare nel mondo. Non è davvero amore, è solo possesso, per un attimo: quell’attimo in cui i loro occhi maschili sono su di noi. Più occhi catturiamo più ci sentiamo belle e se non li catturiamo più ci sentiamo brutte o vecchie, a seconda dell’età. In realtà siamo solo più sole perché quel gioco di sguardi dura solo un attimo e ci chiede di essere sempre equilibriste stupefacenti e perfette. Le vere siamo noi, catturate dal nostro bisogno di essere viste.
Siamo così ossessionati dal ricevere attenzione che, a un certo punto sviluppiamo una capacità manipolativa e non una vera e profonda capacità di connessione. E una volta raggiunta la posizione in cui ci sentiamo amati, continueremo a prendere abusando e indebolendo chi ci ama. Ancora una volta dovremo prendere atto che dare attenzione e ricevere attenzione non sono la stessa cosa e che ricevere può trasformarsi in una aberrazione squilibrata e autocentrata. Mark Nepo
Pratica di mindfulness: Io sono qui
© Nicoletta Cinotti 2025 Mindful aging: invecchiare con grazia e grinta. Ritiro
