
La prima riunione di famiglia a ranghi completi
si tenne in riva al mare con quattro chili di storione
tre di carne in scatola
un nipote che in un test d’intelligenza ha preso il voto più alto mai registrato a Hillside, New Jersey
quattro zie acciaccate che prendono pillole
un cugino in analisi che prende note
una cognata così brava a fare la cherry cheesecake che uno pagherebbe per mangiarla
cinque zii che hanno patito in borsa rovesci da non
augurare al peggior nemico
una nipote pronta a scappare di casa non appena il dentista le toglierà l’apparecchio
un cugino che, a guardarlo, non diresti gli piacciano
gli uomini
un nipote legato a una persona di altra razza con gran piacere dei genitori
un cognato con una casa così enorme da perdersi e una moquette così spessa da restarci soffocati e un mutuo così alto da finire in bancarotta
uno zio con una santa per moglie a sopportarlo
un cugino così quotato che è stato quasi l’ostetrico di Barbra Streisand
un cugino così quotato che è stato quasi il commercialista
di Jacob Javits
un cugino “non chiedermi cosa fa per vivere”
una nipote che nessuno si stupirebbe di vedere, l’anno prossimo, in concerto al Carnegie Hall
un nipote che nessuno si stupirebbe di vedere, l’anno prossimo, chiuso a Leavenworth
due zie che vanno dallo stesso macellaio della madre di Philip Roth
e io cerco l’approvazione di tutti.
©Judith Viorst, La gente e altre seccature, Trad. di Leonardo Guzzo e Marco Sonzogni, Giulio Einaudi Ed.
