
Guardandomi oggi non posso fare a meno di pensare a me stessa da giovane Mi domando quand’è che sono cambiata e leggo di persone di trenta o quarant’anni che parlano del tempo che passa. Non possiamo fare a meno di queste epifanie, in cui ti guardi indietro e non capisci come hai fatto ad arrivare dove sei. Un po’ come quando entri sovrappensiero in autostrada e non sai nemmeno con certezza di aver passato il telepass.
In questo momento quella giovane donna mi sembra estranea proprio come qualcuno che incontro per caso. Non mi ricordo un granché se non che quella ragazza era bella e non lo sapeva, Credeva che la cosa più importante fosse essere preparata.
Mi spiego meglio. Quella ragazza si alzava ogni giorno con l’intenzione di fare il possibile per essere pronta. Se c’era un esame, era preparata. Se doveva consegnare una tesina, era pronta. Non so perchè mi impegnavo tanto e perché, nello stesso tempo, ero tanto inconsapevole. Lo facevo, credo, perchè ero convinta che le cose andassero fatte in un certo modo e non so bene chi avesse deciso che “quel certo modo” era solo quello: essere preparata, in ogni modo possibile. Questa è l’unica cosa che potrei dire: ero convinta che non ci fossero alternative al fare le cose “per bene” (e anche perbene).
Essere preparati è un lavoro duro perché le regole cambiano. È stato un lavoro duro. Essere preparati un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro è come portare uno zaino pieno di sassi sulla schiena.
Allora se per caso quello che ti sto dicendo ti suona familiare, visto che in questo momento non ci sono probabilmente compagni di classe da incontrare o posizioni da conquistare, lascia andare quello zaino. Non aspettare la pensione per farlo. Lascia andare lo zaino dell’essere preparati perché, tanto, tutto sfugge al nostro controllo e più ti sei preparata e peggio è quando tutto sfugge. Cercare di essere preparati è una specie di pena inevitabile per quelle persone che sono interessate, intelligenti e ambiziose ma, se da un certo punto di vista è troppo duro, da un altro punto di vista è troppo banale. Perché richiede di adattarsi a regole che non metti tu, regole sempre diverse e non stabilite da te.
La cosa davvero difficile, e sorprendente, è rinunciare a essere preparati e iniziare il lavoro per essere presenti. Questo è più difficile, perché non c’è una maschera di competenza da indossare. Forse ti domanderai cosa c’entra la bellezza che avevo da ragazza. Direi niente se non che apprezziamo qualcosa solo quando l’abbiamo perduta e questo è strettamente legato al non essere presenti: è una bella epifania!
Inizia questo anno con la cosa più terribile di tutte, una lavagna pulita. Tutto il resto sono jingle pubblicitari, come diceva una persona molto più famosa di me!.
Inizia con la cosa più terribile di tutte, una lavagna pulita. Poi guarda, ogni giorno, le scelte che stai facendo e quando ti chiedi perché le stai facendo, cerca questa risposta: per me, per me. Perché le tue scelte sono chi sei e chi diventerai. Questo è il duro lavoro della tua vita al di là dei modi alla moda. Questa è una sinfonia. Tutto il resto sono jingle pubblicitari. Anna Quindlen
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