
Mi sono raccontata che guardavo “Envidiosa” per esercitarmi in spagnolo. Poi perché c’erano delle sedute di psicoterapia, poi perché l’invidia è un. sentimento raramente trattato e, credo, mai in un titolo.
La verità è che Vicky, che non mi somiglia affatto, racconta però un tema che conosco bene. La competizione e l’ossessione. Sono stata una figlia messa in competizione da subito, nata con la pettorina al posto del bavaglio da neonata. E la competizione è una malattia dalla quale è difficile guarire anche quando, da un certo punto di vista, sei arrivata al traguardo. Continuo a competere anche se la giuria dei miei genitori non c’è più. Non possono più vedere le vittorie (e le inevitabili sconfitte). Eppure io continuo a essere stupidamente, assurdamente competitiva per un amore che non potrà davvero più arrivare. E mio fratello, che ha stravinto, continua a competere come se non si fosse accorto che ha vinto, perché quando corri la competizione stessa diventa la vita. Non basta vincere per fermarsi. Ha un nome: si chiama sindrome da iper-competizione e non si realizza sui campi da gioco ma nell’ultimo luogo in cui dovrebbe realizzarsi: in famiglia.Chi compete più che invidiare vuole essere invidiata ma poiché si sente perdente, nessun piano riesce.
Più la giuria, costituita dai genitori, è severa più grandi sono i disastri. Pratico ogni giorno solo per questo: per imparare a smettere di competere e amare semplicemente la mia vita di perdente.
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia. Dorothy Law Nolte
Pratica di mindfulness: La fiducia in sé stessi
© Nicoletta Cinotti 2025 Primavera: ricominciare
