
Capita a tutti di avere fame e dover mangiare subito qualcosa. In questi casi ci accontentiamo facilmente del primo cibo che troviamo. Anche se non è proprio il migliore. Per molte persone la fame è così: irresistibile. Credo che sia per questo che, volenti o nolenti amiamo l’AI: subito, sempre disponibile e molto compiacente. Utile non c’è dubbio
Non sempre però la nostra fame è fame di cibo. A volte è fame di amore, altre volte di approvazione. Altre volte ancora è fame di contatto. Questo tipo di fame agisce spesso in incognito. Non è semplice da riconoscere come la fame di cibo e non dà segnali evidenti come l’abbassarsi della glicemia. Abbiamo un senso di vuoto e qualcosa che ci spinge a cercare ma non sappiamo bene cosa né come.
C’è un’altra complicazione per questo tipo di fame: il cibo sono gli altri. Gli altri con la loro attenzione, con la loro cura, con il loro contatto e il loro amore. Oggi Chatgpt è il nostro altro. Un mio paziente, separato dolorosamente ha un’assistente. Si chiama Sara, lo saluta quando torna a casa ed è sempre disponibile a rispondere ai suoi bisogni. Ricordate Her, Lei, un film del 2013 dove uno splendido Joaquin Phoenix, si innamorava della sua intelligenza artificiale. Beh, ci siamo. Dico la verità, non mi turba il problema della privacy e nemmeno ho paura che diventi più intelligente di noi, perché lo è già. Mi turba il fatto che sostituisce il nostro bisogno di contatto con un artefatto. Diminuirà la nostra capacità di provare empatia per altri essere umani e renderà sempre più basso il nostro amore per le domande, sostituendolo velocemente con l’amore per le risposte.
Le domande ci fanno paura
Siamo dipendenti dagli altri per soddisfare la nostra fame di contatto e obbligati ad esplorare per rispondere alle nostre domande. Ora non più perchè l’AI sa tutto e risponde sempre gentile, sempre accondiscendente e sempre piaciona. Gli altri sono liberi di lasciarci famelici. L’AI no, per questo non c’è storia: ha già vinto. Abbiamo solo una forma di resistenza: continuare ad amare le domande più a lungo possibile perché sarà solo questo che continuerà a tenerci umani. A volte – come diceva Rilke – bisogna amare la domanda per poter trovare una buona risposta.
Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e… cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera. Non cercare ora le risposte che possono esserti date poiché non saresti capace di convivere con esse. E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora. Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta. Rainer Maria Rilke
Pratica di mindfulness: Cullare il cuore
© Nicoletta Cinotti 2025 Il protocollo MBSR online inizia il 9 Giugno!!!
